Gli infermieri in Veneto, fanno poche assenze ma guadagnano meno
Nel 2023 il personale sanitario pubblico cresce, ma gli infermieri calano di 12.869 unità. Stipendi bassi e passaggio al privato tra le cause. Il rapporto completo

Cresce il numero del personale sanitario impiegato nel settore pubblico, ma - in controtendenza - diminuisce quello infermieristico. Lo rivela Fnopi, la Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche, analizzando il Conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato che ha diffuso in questi giorni lo stato degli occupati negli enti del Servizio sanitario. Nel caso delle professioni infermieristiche i dati del 2023, gli ultimi a disposizione, mostrano un calo di 12.869 unità in Italia. Per contro le iscrizioni all’Albo sono 6 mila in più.
Una tendenza, sostiene Fnopi nel suo sito, spiegabile con il passaggio al privato e alla libera professione. Un fenomeno comprensibile se si fa riferimento alla situazione del comparto illustrata nel recente Rapporto 2025 curato da Fnopi in collaborazione con la Scuola Universitaria Superiore di Pisa Sant’Anna che analizza i dati del 2022. Il caso veneto è particolarmente significativo: qui gli infermieri sono tra quelli che fanno meno assenze in Italia, ma anche quelli che occupano la parte bassa della classifica quanto a stipendi.
Assenze
Per quanto riguarda il rapporto tra infermieri e medici, il territorio segna un risultato superiore rispetto alla media nazionale che si attesta su un valore di 2,48: «Tra le regioni con i rapporti più alti troviamo il Molise, con 3,19 seguito dal Veneto (2,96) e dall’Emilia Romagna (2,95). Questi territori presentano una maggiore dotazione di infermieri rispetto ai medici, indicando una capacità potenziale di offrire cure più assistenziali e personalizzate», si legge nel Rapporto.
Si comincia bene e si prosegue ancora meglio, con i dati sulle assenze dal posto di lavoro, indice dello stato di benessere del personale. Il Veneto ha una percentuale bassa, del 14%, inferiore alla media italiana del 16% ed è penultimo nella classifica delle assenze.
«Questi risultati suggeriscono che in alcune regioni potrebbe esserci una maggiore difficoltà nel mantenere il personale presente sul posto di lavoro, o forse un maggiore ricorso a permessi e congedi», spiega il dossier, «I dati regionali evidenziano come l’assenza nel settore infermieristico sia influenzato da diversi fattori, tra cui le politiche locali, le condizioni di lavoro e la cultura aziendale nelle diverse strutture sanitarie. Le regioni con percentuali di assenza più elevate potrebbero trovarsi ad affrontare sfide specifiche legate al benessere del personale, alla gestione delle risorse e alla motivazione dei dipendenti. Al contrario, le regioni con valori più bassi potrebbero aver implementato politiche di gestione delle risorse umane più efficaci, con un maggiore sostegno al personale e condizioni di lavoro migliori».
Stipendi e carriera
Sarebbe logico dedurre a questo punto che nella regione in cui gli infermieri lavorano di più, ci siano anche i compensi più alti. Non è così. Il Veneto con 31.600 euro di stipendio annuo lordo si posiziona sotto la media nazionale che è di 32.400 euro. Una media di per sé già bassa, rileva il Rapporto: «Lo stipendio medio annuo lordo degli infermieri in Italia è pari a 32.400 euro, un valore che supera di poco la retribuzione annua lorda media degli impiegati italiani, pari a 32.174 euro (dati Forbes, osservatorio Job Pricing).
Tuttavia, rimane sensibilmente inferiore rispetto alla media Ocse per il personale infermieristico, che è di circa 39.800 euro. Questo divario evidenzia una discrepanza significativa tra quanto percepito dagli infermieri italiani e i colleghi di altri Paesi sviluppati, a fronte di rischi professionali e responsabilità spesso comparabili». Le differenze di stipendio tra regioni sono marcate. Il Trentino-Alto Adige si posiziona al vertice con uno stipendio medio di 37.204 euro, seguito da Emilia-Romagna (35.857 euro) e Toscana (35.612 euro). In fondo alla classifica il Molise, con uno stipendio medio di 26.186 euro, la Campania (27.534) e la Calabria (29.810). «Il valore di 31 mila euro lordi è superiore a quello che realmente guadagnano molti infermieri», rileva Luigi Spada della Uil Fp Padova, «Chi non fa le notti non arriva a quella cifra. E poi ci sono differenze nell’ambito della stessa regione: a Venezia e Treviso gli stipendi sono più alti che a Padova. E allo Iov sono maggiori che in Azienda ospedaliera».
Una disparità in via di soluzione: lo scorso agosto la Regione ha messo a disposizione i fondi per superare la disomogeneità. «E ora iniziano le trattative nelle singole aziende», prosegue Spada, «Confidiamo che i fondi, che sono triennali, vengano poi confermati».
Per quanto riguarda le posizioni dirigenziali, il rapporto tra dirigenti infermieristici e infermieri è in media di 1,66 dirigenti ogni 1.000 infermieri e quindi si registra una carenza di figure dirigenziali all’interno del sistema sanitario. In Veneto la situazione migliora con 2,8. —
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