Caso Ca’ della Robinia, non ci fu corruzione: assolti Modolo e Baldissin
I giudici della Corte d’Appello di Venezia ribaltano la sentenza di primo grado del tribunale di Treviso. Riabilitata la figura dell’ex assessore regionale Remo Sernagiotto. Tutti assolti: condannato per bancarotta a due anni soltanto Pierino Rebellato

I giudici della Corte d’Appello di Venezia hanno ribaltato la sentenza di primo grado del tribunale di Treviso sul caso di Ca’ della Robinia, la cooperativa che avrebbe dovuto realizzare una fattoria sociale per disabili nella sede dell’ex Disco Palace di Nervesa, ceduta, secondo l’accusa della procura, da Giancarlo Baldissin a un prezzo superiore a quello di mercato. Seppur l’accusa di corruzione si fosse prescritta, i giudici veneziani sono entrati nel merito ed hanno assolto perché il fatto non sussiste Mario Modolo, all’epoca dirigente dei servizi sociali della Regione Veneto (difeso dall’avvocato Sarah Franchini), e Giancarlo Baldissin, ex proprietario dell’immobile al centro dell’inchiesta (difeso dall'avvocato Massimo Benozzati). In primo grado, entrambi furono condannati: Modolo per corruzione a 4 anni di galera, mentre Baldissin a 3 anni e 6 mesi per corruzione e bancarotta.
Secondo i giudici della Corte d’Appello, dunque, non ci fu corruzione nel caso Ca’ della Robinia, consistita, secondo quanto contestava la procura di Treviso, nell’erogazione da parte di Baldissin di quattro assegni, tra il dicembre 2012 e il gennaio 2013, da 63.680 euro complessivi alla società “L’Airone Blu” (di cui erano soci Remo Sernagiotto e Mario Modolo) che gestiva i locali utilizzati dall’ex europarlamentare per le riunioni con i sostenitori politici della zona. Il tutto dopo che la Regione Veneto finanziò con poco più di tre milioni di euro il progetto di una fattoria sociale per disabili nella sede dell’ex Disco Palace di Nervesa dove invece sorse una birreria. Con l’assoluzione dall’accusa di corruzione, di conseguenza, è stata riabilitata la figura dell'ex assessore regionale Remo Sernagiotto (difeso dall'avvocato Fabio Crea) anche lui processato ma deceduto prima che si arrivasse alla sentenza di primo grado, emessa nel settembre del 2023.
L’unica condanna che i giudici della Corte d’Appello hanno inflitto è stata quella per bancarotta a due anni di reclusione (pena sospesa) per Pierino Rebellato (in primo grado aveva preso 3 anni), consigliere della società cooperativa Ca’ della Robinia (difeso dagli avvocati Otello Bigolin ed Elisa Berton) fallita nel 2016. Com'è noto, il progetto consisteva nella costruzione, con i contributi pubblici regionali, di un laboratorio artigianale per la lavorazione del latte, un forno del pane ed altri laboratori didattici. Ma nei locali dell’ex Disco Palace fu realizzata, invece, una birreria ceduta con affitto di ramo d’azienda al prezzo di 30.000 euro annui.
Soddisfatti i legali degli imputati. L’avvocato Fabio Crea, che si era battuto per l’assoluzione di Sernagiotto, anche dopo il decesso dell’ex assessore regionale ed ex parlamentare, commenta così la sentenza della Corte d’Appello di Venezia: “Non ci fu nessuna corruzione! La sentenza di assoluzione in appello, perché il fatto non sussiste, costituisce una grandissima soddisfazione professionale. È la dimostrazione che, come sostenuto da me e dall’allora parlamentare europeo Remo Sernagiotto, era la sola e unica verità, tanto è vero che avevamo deciso di non invocare il alcun modo l’immunità parlamentare. La perseveranza di continuare il percorso processuale, anche dopo la sua morte, sopraggiunta nel corso del processo di primo grado, è stata la giusta strategia per giungere alla verità. Rimane il rammarico, anche personale, che la sua riabilitazione umana e politica sia arrivata soltanto oggi, e lui non potrà gioirne qui tra le cose terrene. La Regione ha sempre insistito per la responsabilità e la condanna, ma ho dimostrato che l’atto politico dell’assessore regionale Sernagiotto, additato quale atto della corruzione, era di derivazione collegiale, della commissione consiliare prima e della giunta dopo”.
L’avvocato Massimo Benozzati, legale di Giancarlo Baldissin, spiega: “Dopo 11 anni di calvario giudiziario, l’architetto Baldissin, da sempre proclamatosi innocente, ha finalmente vista riconosciuta la propria totale estraneità dai reati contestati. La sentenza ha categoricamente smentito l’ipotesi accusatoria ed ha accertato che nella cessione dell’immobile ex Disco Palace il mio assistito ha operato in maniera cristallina, senza beneficiare di favori e addirittura incassando quale prezzo della vendita una somma inferiore al reale valore del bene. Una decisione che non solo cancella la severissima pena inflitta con la sentenza di primo grado, ma riabilita il Baldissin anche nell’onore e nella reputazione, gravemente compromessi da tutta questa vicenda”.
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