Chiusura per Sirz Energy, in 100 a casa

I lavoratori decidono il presidio fisso, giorno e notte, nella storica azienda di Due Carrare
Il fallimento è ormai una certezza per la Sirz Energy, la storica azienda meccanica di Due Carrare che fino a luglio scorso dava lavoro a cento dipendenti. Manca ancora l’ufficialità, ma il giudice fallimentare ha deciso di procedere con la liquidazione della società, vista l’impossibilità di concludere un accordo con l’acquirente. Ieri mattina i rappresentanti sindacali di Fim-Cisl e Fiom-Cgil insieme ai componenti della Rsu hanno confermato la cattiva notizia ai lavoratori riuniti in assemblea. Per loro si apre la prospettiva della cassa integrazione e della messa in mobilità. Chi avrà i requisiti potrà andare in pensione mentre tutti gli altri dovranno trovarsi un nuovo lavoro. Nel frattempo i dipendenti hanno istituito un presidio fisso in azienda, organizzando dei turni, finché non riusciranno a confrontarsi con il curatore fallimentare. Una fine ingloriosa per l’azienda di Terradura, specializzata nella produzione di impianti per l’industria petrolifera esportati in tutto il mondo, che poteva contare su importanti commesse. «La Sirz Energy muore perché non è stato raggiunto un accordo soddisfacente sulla vendita del ramo d’azienda produttivo - afferma Daniele Cerato della Fim Cisl -. La causa principale del fallimento in questo caso non è la crisi ma la diatriba che ha contrapposto i due privati. A nostro avviso bisognava fare di tutto per trovare un accordo e salvare lo stabilimento insieme a cento posti di lavoro. Adesso aspettiamo di incontrare il curatore».


La settimana scorsa il giudice fallimentare si era riservato qualche giorno di riflessione dopo aver sentito la proprietà, la società in liquidazione Siveco, e l’acquirente del ramo d’azienda. In assenza di novità non restava che il fallimento. «Ci hanno spiegato che legalmente non c’erano altre possibilità - aggiunge Cerato -. L’acquirente ha ribadito di essere disposto ad investire fino ad un certo punto e ha contestato alcune voci che non riteneva inerenti alla trattativa. Abbiamo spiegato ai dipendenti che per la cassa integrazione straordinaria di dodici mesi manca solamente il via libera del ministero mentre c’è già l’accordo in Provincia. Con il curatore fallimentare, ormai il nostro unico interlocutore, cercheremo di accelerare le procedure per la messa in mobilità in modo che chi ha la possibilità di iniziare un nuovo lavoro possa farlo al più presto. Al momento non abbiamo ancora visto nessuno e i lavoratori sono intenzionati a presidiare l’azienda. Resta l’amaro in bocca per l’epilogo che ha portato alla chiusura dell’azienda». Difficile, al momento, dire se ci sono i presupposti perché l’attività possa in qualche modo continuare.
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