Conte, il testamento è un falso
Per i carabinieri del Ris la firma è un’imitazione di quella dell’imprenditore morto nell’ottobre 2008

Due colpi di scena sul «tesoro ereditario» lasciato da Mario Conte, l’imprenditore di pelli morto il 13 ottobre 2008 a 92 anni. Il suo patrimonio accertato è salito a 90 milioni di euro. E risulta falso il testamento olografo del 9 settembre 1999 nel quale lo scomparso nominava erede universale il suo maggiordomo-segretario-factotum Luciano Cadore, un «figlio d’anima» premuroso quanto basta da meritare la sua totale fiducia. Con una nota informativa inviata dai carabinieri del Ris di Parma, s’informa il magistrato requirente Sergio Dini che la firma su quel testamento appare un’imitazione di quella di Conte. Nei prossimi giorni seguirà un rapporto più completo ed esaustivo su quella consulenza grafologica tanto attesa.
TESORO DA 90 MILIONI.
Ma quale conseguenze pratiche potrà avere il verdetto del Ris in chiave d’inchiesta penale? L’ipotesi più probabile è quella di un sequestro preventivo dei beni di Cadore, della moglie e della figlia, oltre a quelli già sequestrati in sede civile dal giudice Nicoletta Lolli e ora «custoditi» dall’avvocato Antonio Lovisetto con tanto di nomina ad hoc. A detta del «beneficiato» Cadore, l’asse ereditario ammonta ad una trentina di milioni. Ma per i finanzieri della tributaria il «tesoretto» potrebbe risultare di 90 milioni costituito da ville, appartamenti, denaro contante, titoli e azioni.
GRAFOLOGI A CONFRONTO.
Nelle pieghe del ricorso promosso da due cugini di quarto grado del defunto e da varie associazioni e enti, l’ordinanza in via cautelare del giudice tracciava un primo ed importante riscontro, pur trattandosi di una statuizione non ancora destinata a mettere la parola fine alla telenovela. Il giudice Lolli aveva considerato rilevanti due consulenze calligrafiche redatte da esperti (una dalla grafologa Lidia Fogarolo) in totale autonomia, impiegando come scrittura di comparazione i bollettini di versamento dei contributi dei dipendenti domestici relativi agli ultimi 10 anni e sette firme contenute in atti notarili autenticati. Atti scritti di suo pugno da Mario Conte. Entrambe le consulenze hanno concluso per la non attribuibilità alla mano di Conte del testamento olografo che lascia l’intera eredità a Luciano Cadore che ora vive in una palazzina nel quartiere di Sant’Osvaldo e che fu l’ombra
dell’imprenditore-pellicciaio, allergico nel pagare le tasse e con personale di servizio «in nero».
Già in quelle due perizie si rilevava il «carattere spigoloso della grafia» nel redarre quel testamento, in confronto «ai movimenti maggiormente curvilinei delle firme autografe». Ad analoghe conclusioni sono arrivati i carabinieri. Ma i difensori di Cadore possono esibire esami grafologici dalle conclusioni opposte.
UN SEQUESTRO PREVENTIVO.
Adesso si attendono le mosse degli inquirenti in sede penale. E’ prevedibile che il pm Sergio Dini chieda al gip il sequestro preventivo del resto del patrimonio ereditato da Cadore, soprattutto in riferimento ad alcuni atti di disposizione da lui posti in essere. Come donazione di un milione di euro alla Libera Fondazione dell’ex sindaco di Padova Giustina Mistrello Destro, oggi parlamentare del Pdl.
Rimane l’incognita di quanto riusciranno gli inquirenti a recuperare. Il patrimonio lasciato da Conte comprende 20 tra immobili e terreni per oltre 200 are. Alcuni appartamenti si trovano in riviera Mugnai, piazzetta Forzatè, piazza Petrarca e a Teolo. Nel conto vanno messi anche quattro Suv da 300 mila euro per un importo totale di 10 milioni di euro. I finanzieri sarebbero sulle tracce di altri 13 milioni, partiti da Padova e depositati in una banca delle Bahamas attraverso un istituto di credito svizzero.
Un prezioso mosaico ereditario a cui mancano alcuni preziosi tasselli. C’è ancora tanto da scavare e da capire. La prossima settimana potrebbe risultare decisiva. Quella eredità faceva gola a tanti. Troppa per non suscitare sospetti, acrimonie e intrecci vari.
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