Cortina: il vigilante ha perso la vita per infarto

Il responso dell’autopsia non esclude il freddo come concausa. Zantonini è morto la notte dell’8 gennaio nel cantiere dell’Olimpico. Il datore di lavoro è indagato per omicidio colposo

Gigi Sosso

Pietro è morto d’infarto. Per il 55enne di Brindisi, è l’ipotesi più accreditata dopo l’autopsia eseguita ieri, nell’obitorio dell’ospedale San Martino di Belluno, dal medico legale incaricato Alberto Porzionato. Il cuore di Pietro Zantonini si è fermato durante il turno di notte nel cantiere dello stadio Olimpico di Cortina e il freddo può aver avuto un ruolo importante nel decesso del dipendente della SS Security & Bodyguard. Le difficoltà respiratorie accusate dal lavoratore avevano già fatto pensare all’arresto cardiaco. La temperatura rigida favorisce lo spasmo delle coronarie, senza dimenticare che un eventuale sforzo, anche solo una camminata in salita, richiede il flusso di una quantità maggiore di sangue e potrebbe anche non transitare. L’infarto avrebbe anche potuto non essere mortale, a quel punto entrerebbe in giorco l’ipotermia, la condizione di emergenza medica in cui la temperatura corporea scende sotto i 35 gradi , causata da un’eccessiva dispersione di calore rispetto alla produzione, spesso per esposizione al freddo, che compromette il funzionamento di cuore e cervello. Quando dall’istituto Codivilla Putti sono arrivati i sanitari del Suem 118, Zantonini era ancora vivo, ma è stata questione di pochi istanti. Le successive manovre rianimatorie e l’utilizzo del defibrillatore non sono serviti a niente e il medico legale non ha potuto che constatare il decesso e informare il sostituto procuratore Claudio Fabris. Peraltro il magistrato si è mosso anche sulla base dell’esposto denuncia presentato dalla moglie Maria De Caroli, attraverso l’avvocato Francesco Dragoni.

Ci vorranno almeno 90 giorni per la consegna dell’intera perizia da parte di Porzionato e, in quelle pagine, la pubblica accusa cercherà il nesso di causalità (il collegamento) tra la morte del vigilante e le condizioni in cui stava lavorando. Stava svolgendo un turno lungo 12 ore, che era cominciato alle 19 e sarebbe finito alle 7 del mattino. Per chi guadagna cinque euro all’ora, gli straordinari sono l’unico sistema per accumulare una paga dignitosa e sufficiente a mantenere la famiglia. L’uomo si era già più volte lamentato delle regole d’ingaggio, che prevedevano ispezioni dell’impianto sportivo ogni due ore e l’alloggio in un container poco più grande di un bagno chimico, con l’unico conforto di una stufetta e una coperta.

Forse non era nemmeno sufficientemente attrezzato, certo la temperatura della notte dello scorso 8 gennaio era di 16 gradi sotto zero. Un freddo polare, che può essersi sommato allo stress o ad altri fattori, finendo per ucciderlo. Familiari e legale dicono che era in buona salute, purtroppo un infarto può capitare anche alle persone sane. A volte può essere sufficiente un alto livello di colesterolo nel sangue per provocare eventi cardiovascolari negativi. ll datore di lavoro è indagato dalla Procura per omicidio colposo e potrebbe essergli contestata l’aggravante della mancata sicurezza nel cantiere, anche se la società milanese garantisce che era tutto a posto. Ora manca solo il nulla osta alla sepoltura.

 

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