Liberati in Cansiglio tre giovani caprioli salvati al Cras di Villiago

Funziona  il protocollo anti-imprinting per curare gli ungulati limitando al massimo il rapporto con l’uomo

La liberazione in Cansiglio dei tre caprioli curati al Cras a Villa Zuppani di Villiago di Sedico
La liberazione in Cansiglio dei tre caprioli curati al Cras a Villa Zuppani di Villiago di Sedico

Sono  tornati in libertà  nella natura oggi, martedì 29 settembre, tre giovani  caprioli trovati in condizioni precarie in natura e curati per mesi al Centro di recupero animali selvatici a Villa Zuppani di Villiago di Sedico con un particolare protocollo anti-imprinting, per impedire cioè che collegassero le cure ricevute al rapporto con l’uomo. I tre esemplari sono stati liberati  in Cansiglio da  Veneto Agricoltura e dagli operatori del Cras.

 

Il rilascio  rappresenta il primo importante risultato raggiunto dalla nuova struttura specializzata di cui si è dotato il Cras di Villiago: il “box ungulati”, che, grazie alla sua particolare conformazione, consente di portare alla guarigione i cuccioli di cervo o di capriolo senza che l’intervento umano vada ad incidere sul loro comportamento naturale.

Le casse con i tre caprioli curati al Cras a Villa Zuppani di Villiago di Sedico pronti per il rilascio in natura in Cansiglio
Le casse con i tre caprioli curati al Cras a Villa Zuppani di Villiago di Sedico pronti per il rilascio in natura in Cansiglio

Al momento del rilascio erano presenti il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner e gli stessi operatori del Cras, che hanno spiegato il percorso di recupero dei tre caprioli liberati e il funzionamento del box anti-imprinting.

 

I tre caprioli sono stati recuperati nella primavera di quest’anno nelle province di Treviso e Belluno e, grazie alla collaborazione tra i Cras, le Polizie provinciali e i volontari impegnati nei recuperi, sono stati accolti nella struttura bellunese, dove hanno potuto crescere insieme fino allo svezzamento.

Primula, Ranuncolo e Trifoglio: tre caprioli tornano liberi in Cansiglio

«La storia di questi tre caprioli»,  sottolinea Caner, «testimonia che il recupero della fauna selvatica non può essere improvvisato e che servono strutture adeguate. In questo caso abbiamo messo insieme competenze diverse, provenienti da due province, e le abbiamo fatte convergere in un'unica struttura specializzata. Il risultato che vediamo oggi è esattamente quello che deve essere l'obiettivo di un centro per il recupero della fauna: intervenire e poi restituire l'animale alla natura assecondando il suo corretto sviluppo comportamentale. Non è scontato, soprattutto quando si tratta di cuccioli che hanno bisogno di essere alimentati e accuditi per mesi. Il lavoro fatto a Villiago dimostra che anche su questo fronte possiamo costruire un sistema efficiente, mettendo a disposizione del territorio strutture e alte professionalità».

 

Le storie dei tre cuccioli

 

Primula, femmina recuperata in provincia di Treviso, è stata trovata in grave stato di ipoglicemia e disidratazione. Con tutta probabilità la madre era deceduta o impossibilitata a raggiungere la piccola, che non si nutriva da diverse ore ed era ormai fortemente debilitata. Per lei è stato necessario intervenire rapidamente con l'alimentazione e le cure necessarie a superare la fase più critica. Ma proprio nel momento in cui aveva più bisogno dell'uomo, bisognava evitare che imparasse a considerarlo il proprio riferimento. Primula è stata quindi inserita nella nuova struttura di Villiago, dove le cure potevano essere garantite limitando al massimo il contatto diretto con gli operatori.

Il box anti-imprinting per curare gli ungulati al Cras a Villa Zuppani di Villiago di Sedico
Il box anti-imprinting per curare gli ungulati al Cras a Villa Zuppani di Villiago di Sedico

Ranuncolo, maschio recuperato nel Trevigiano, racconta invece un'altra situazione molto frequente nei recuperi di fauna selvatica. Era stato trovato da due cittadini nascosto a terra e raccolto perché ritenuto abbandonato. In realtà, il cucciolo di capriolo trascorre normalmente molto tempo immobile e nascosto nella vegetazione, mentre la madre si allontana e torna periodicamente per nutrirlo. Un intervento umano non necessario può quindi diventare, paradossalmente, un problema per il piccolo. La storia di Ranuncolo è anche un'occasione per ricordare che, davanti a un cucciolo apparentemente solo, è importante non intervenire senza aver prima verificato che si trovi realmente in difficoltà.

 

Trifoglio, proveniente dal Bellunese, ha completato il piccolo gruppo di Villiago. I tre animali, arrivati da contesti differenti, sono stati fatti crescere insieme nella struttura specializzata, diventando quelli che i tecnici definiscono “fratelli adottivi”.

 

La scelta ha una precisa ragione etologica: la presenza di altri giovani della stessa specie favorisce il riconoscimento intraspecifico e lo sviluppo dei comportamenti necessari alla vita selvatica. L’obiettivo è evitare che l’animale associ la presenza dell'uomo all’alimentazione e alle cure e che sviluppi forme di imprinting o abituazione.

 

Il Cras di Villiago di Sedico

 

«La particolarità di questo progetto è che abbiamo dovuto mettere in piedi una struttura nella quale l’uomo, paradossalmente, deve esserci senza farsi riconoscere»,  spiega il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner. «Gli animali devono ricevere tutte le cure necessarie, ma senza associare quelle cure alla presenza umana».

 

Il nuovo “box ungulati” comprende due aree di allevamento speculari, ciascuna con box interno, recinto esterno e accesso alla sala di allattamento. La sala è divisa in un'area destinata agli operatori e una per gli animali, separate da un divisorio con una finestra attraverso la quale vengono forniti i pasti e monitorate le condizioni dei piccoli senza essere visti.

La liberazione in Cansiglio dei tre caprioli curati al Cras a Villa Zuppani di Villiago di Sedico
La liberazione in Cansiglio dei tre caprioli curati al Cras a Villa Zuppani di Villiago di Sedico

Il latte viene somministrato tramite biberon posizionati su un manichino ottenuto dalla tassidermia di una femmina di capriolo in fase di allattamento. Porte e finestre sono apribili dall'esterno, così da ridurre al minimo il contatto diretto. Durante l'allattamento gli operatori utilizzano inoltre essenze resinose per mascherare il proprio odore.

 

«Abbiamo cercato di intervenire il meno possibile sul comportamento naturale degli animali, pur garantendo tutto ciò di cui avevano bisogno per crescere»,  continua Caner. «Il fatto di poter accogliere insieme i cuccioli recuperati da Treviso e Belluno ci permette inoltre di utilizzare la struttura in modo più efficiente e di creare le condizioni migliori per il loro sviluppo».

 

Il progetto rientra nella strategia di Veneto Agricoltura di creare una rete di Cras  nei quali sviluppare specifiche competenze. Al Cras  di Treviso confluiscono, ad esempio, anche i rapaci provenienti dal territorio bellunese che necessitano di chirurgia ortopedica e riabilitazione, grazie alla presenza di strutture dedicate e alla collaborazione con una clinica veterinaria specializzata. A Villiago è stata invece sviluppata la specializzazione dedicata ai giovani ungulati, particolarmente delicati proprio per il rischio di imprinting.

 

«Più che fare tutto, dappertutto»,  conclude Caner, «vogliamo mettere ogni struttura nelle condizioni di fare bene ciò per cui è maggiormente attrezzata. La collaborazione tra i Cras, le Province e i volontari ci ha consentito di mettere in funzione questa nuova struttura già nella primavera di quest’anno e di arrivare oggi al primo rilascio di tre giovani caprioli”.

 

La scelta del Cansiglio non è casuale. L'area naturale demaniale, gestita da Veneto Agricoltura e compresa tra le province di Belluno e Treviso, presenta habitat idonei alla specie, già presente e in crescita secondo i monitoraggi dell'Agenzia. Inoltre, all’interno dell’area demaniale del Cansiglio è interdetta l’attività venatoria e i tre caprioli, essendo stati recuperati in giovanissima età, non sono legati a uno specifico territorio di origine.

 

La crescita comune ha favorito la formazione del gruppo e il rilascio insieme consentirà loro di rimanere uniti nella prima fase della vita libera, fino al raggiungimento dell’età riproduttiva.

 

I Centri Recupero Animali Selvatici sono gestiti da Regione   e Veneto Agricoltura con la collaborazione delle Province di Treviso e Belluno.

 

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