Digiuno intermittente associato a mortalità più elevata, l’immunologa Viola: «Solo aria fritta»

La docente padovana contro il recente studio americano: «Ci sono altri aspetti da considerare, ossia l’orario dei pasti e il tipo di alimenti»
Antonella Viola, docente di Patologia generale all'ateneo di Padova
Antonella Viola, docente di Patologia generale all'ateneo di Padova

Non è vero che il digiuno intermittente è associato a un aumento significativo della mortalità. Lo ha scritto a chiare lettere, con un post pubblicato sul suo profilo Facebook, Antonella Viola, docente di Patologia generale all’Università di Padova. E lo ha detto rispondendo a quanto dichiarato in una nota dell’American Heart Association, secondo cui chi concentra l’alimentazione in solo otto ore presenta un rischio di morire per patologie cardiovascolari superiore del 91%, rispetto alle altre persone.

«Ma nella ricerca scientifica c’è una bella differenza tra un articolo pubblicato su una rivista scientifica seria e una comunicazione senza dati presentata a un congresso» dice Viola, che poi spiega la fragilità della conseguenza a cui sono arrivati i ricercatori.

«Prima di tutto, per ammissione stessa dei ricercatori, si parla di dati riportati dalle persone (quindi non controllati) e riguardanti soltanto due giorni. A questo va aggiunto che non c’è alcuna informazione circa il tipo di alimentazione. E non è considerato nemmeno l’orario in cui si consumano i pasti, nonostante sia chiarissimo che mangiare tardi la sera sia un fattore di rischio per il cuore e per la salute, in generale, e che il digiuno intermittente ha proprio lo scopo di portare ordine nello schema alimentare ed evitare di consumare cibo di notte. Ancora, non sappiamo se i partecipanti allo studio fumavano, consumavano alcolici e in che quantità, se facevano attività fisica e di che tipo, se soffrivano di insonnia o riposavano bene: tutti fattori che hanno un impatto enorme sulla salute».

Aspetti che spingono la docente a parlare di «aria fritta». Spiega Viola: «Digiunare per più di 12 ore consecutive non è indicato a tutti e, se si vuole intraprendere un percorso di restrizione della finestra temporale dedicata alla nutrizione, bisogna parlarne col proprio medico. Lo scopo dell’alimentazione circadiana è di allineare la nutrizione e il metabolismo ai ritmi circadiani, portando ordine laddove i ritmi frenetici delle nostre vite ci impongono spesso di mangiare a orari variabili e di concentrare le calorie nella cena, che frequentemente si consuma molto tardi. Al contrario, l’alimentazione circadiana suggerisce di consumare i pasti a orari regolari e di non appesantire le ore dedicate al sonno con la digestione, consumando l’ultimo pasto leggero entro le 20. Infine, fa un’enorme differenza il tipo di alimenti che si consumano, perché nessuna dieta è migliore di quella mediterranea, basata sul consumo regolare di verdura, frutta, cereali integrali e legumi».

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