L’economia rallenta, Stefani assicura: «Il Veneto è solido»
Il governatore replica a Confindustria: «Stiamo lavorando alle richieste delle imprese. Lo scatto di mentalità si impone. Paghiamo di più la crisi per la vocazione manifatturiera»

Presidente Alberto Stefani, il numero uno della Confindustria regionale Raffaele Boscaini ha diffuso un comunicato molto duro sullo stato di salute dell’economia veneta. Lei cosa risponde?
«Ci siamo sentiti oggi, ci lega un bel rapporto personale, oltre che di collaborazione. Il tema che solleva è reale e riguarda la fase di transizione che sta affrontando la nostra economia. Tra l’altro, mi sono confrontato proprio ieri con il presidente Orsini: Confindustria è partner in tutti i tavoli aperti con le categorie».
Anche nel Piano regionale di sviluppo? Nel sollecitarlo, Boscaini è netto, a 200 giorni dall’insediamento del nuovo governo regionale.
«Ce ne stiamo occupando, con la partnership di Confindustria. Le questioni sul tavolo sono diverse: casa, investimenti nell’innovazione e trattamento dei talenti, con un tavolo ad hoc. Ma la vera sfida sarà la programmazione europea 2028-3025».
Innovazione. Il Veneto è pronto? O, meglio: lo è il Veneto delle piccole imprese a gestione familiare?
«Lo scatto di mentalità, per essere al passo coi tempi, non è un’opzione».
Vecchi ritornelli: le imprese chiedono meno tasse.
«Faremo tutte le valutazioni in futuro, in base alla sostenibilità del sistema attuale».
Che non prevede l’Irpef.
«Prima di chiedere un euro in più ai cittadini, abbiamo iniziato un percorso di revisione della spesa della macchina amministrativa».
Altra lagnanza: la burocrazia.
«Abbiamo attivato un tavolo per la sburocratizzazione, raccogliendo più di 200 spunti – che, uno dopo l’altro, stiamo traducendo in realtà – dalle associazioni di categoria».
Torniamo a Boscaini: cita una regione che, da locomotiva d’Italia, si è fermata. Esiste ancora un “modello Veneto”?
«Il rapporto della Banca d’Italia cui Boscaini si riferiva va letto nella sua interezza, e dice che il Veneto ha forti elementi di solidità. Oltre il 90% delle imprese è in una situazione di equilibrio reddituale. E gli ultimi dati della bussola di Veneto lavoro mostrano un aumento dei contratti a tempo indeterminato, un potenziamento dei settori turistico e fieristico e una riduzione dell’indebitamento delle imprese».
Eppure, in un’Italia che cresce dello 0,5%, il Veneto si ferma allo 0,1%. Perché?
«Perché il Veneto, terra fortemente manifatturiera, è tra le regioni che hanno risentito di più delle crisi internazionali. Lo si capisce dando un’occhiata alla percentuale di imprese in equilibrio economico e al loro tasso di liquidità molto alto: segno di incertezza. Il futuro dev’essere di sistema, per permettere alle imprese di investire e innovare».
Diversificando?
«Certamente. Ma anche sfruttando la nostra potenza manifatturiera, per attrarre le start-up internazionali».
Veneto terra di filiere?
«Creare distretti industriali è un investimento per il futuro. Penso alla space economy, alla blue economy, ma non solo. Il Veneto può essere riferimento per la biotecnologia e il biomedicale, per esempio. E cito pure l’hub delle materie prime».
Dunque, la ricetta?
«Risposte di sistema. Vale per tutti: Regione, imprese, scuola e università, chiamate a investire in innovazione e attrazione di capitali. Senza dimenticare il welfare aziendale, elemento di attrattività. Per questo entro l’anno nascerà una partecipata regionale, Veneto Welfare, per accompagnare le pmi con investimenti ad hoc».
Il potere d’acquisto diminuisce, con il valore reale degli stipendi. Se il lavoro diventa più povero, come si sostiene il welfare?
«Dal punto di vista occupazionale, il Veneto è ancora molto solido. E formule importanti di welfare sono una garanzia per trattenere i lavoratori specializzati».
Un quarto delle aziende italiane che passano di mano o vengono acquisite si trova in Veneto. È l'inizio di una deindustrializzazione, con i nostri imprenditori che vendono per paura del declino?
«Il fatto è che il Veneto è tra le regioni con la più alta concentrazione di pmi. Dobbiamo aiutare le reti di impresa e governare i processi di aggregazione di imprese. Anche passando dall’ammodernamento di Veneto Sviluppo, che può diventare un braccio operativo della Regione».
Come?
«Diventando finanziaria regionale sulla falsariga di FinLombardia, con basket bond e strumenti finanziari innovativi».
C’è chi la attacca dicendo che lei si occupa troppo di sociale e troppo poco di imprese.
«La Regione ha una competenza diretta sul tema socio-sanitario, mentre la condivide sulle imprese. Oltre a questo, i fondi per l’impresa sono di carattere europeo: per questo è importante che la programmazione Ue resti di competenza regionale e che si continui a tenere conto delle specificità territoriali. Detto questo, sia sociale che economia sono fattori strategici».
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