Welfare ai lavoratori della Fenice, Brugnaro: «Sono per pagarlo. Come, quando e perché vanno discussi»

Caso Venezi, a Roma bocche cucite del ministro Giuli e del sottosegretario Mazzi sulla nomina del nuovo direttore musicale del teatro. Il sindaco di Venezia sul welfare: «La pace sindacale non c’è più, ognuno si assuma le proprie responsabilità»

Camilla Gargioni
Beatrice Venezi
Beatrice Venezi

Tra i corridoi del ministero della Cultura a Roma, il ministro Alessandro Giuli e il sottosegretario Gianmarco Mazzi tengono le bocche cucite sul caso Venezi. Prima (e dopo) la presentazione in sala Spadolini della mostra che aprirà in primavera a Palazzo Ducale a Venezia dedicata a “Etruschi e Veneti”, la questione della nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale della Fenice dall’ottobre 2026 è un tema su cui il ministero non si esprime.

L’ultima “puntata” della vicenda è il successo delle spille, indossate dall’orchestra durante il concerto di Capodanno in segno di protesta silenziosa, per cui sono arrivate richieste da tutta Italia.

Ma tra una stretta di mano e l’altra con il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, presidente della Fondazione Teatro La Fenice, qualcosa emerge. Punto primo: la proposta del sindaco di Lucca, ovvero quella di ospitare un concerto per far conoscere l’orchestra della Fenice e la direttrice Venezi nella sua città natale, resta una boutade.

«Lo avevo proposto all’estero, ma si può fare anche nel nostro teatro, alla Fenice», sottolinea Brugnaro, «Basta che ci sia un clima sereno, perché così non aiuta».

Punto secondo: il nodo welfare. «Sono per farlo pagare», premette Brugnaro. C’è un caveat: «Come, quando e perché è tutto da discutere. Ma ora le micce sono accese, c’è anche dell’altro. Avevo fatto fare accordi per il discorso dei permessi non retribuiti: sembra siano raddoppiati. Ci sono questioni che avevamo tentato di chiudere in una logica di pace sindacale: la pace non c’è più, ognuno si assuma le proprie responsabilità».

Infatti il primo cittadino si è fatto fare una relazione in merito: la questione è la stessa che, prima dell’arrivo del sovrintendente Nicola Colabianchi, aveva dato vita a tensioni (e scioperi) con il sovrintendente Fortunato Ortombina. Prima dell’arrivo di Colabianchi, però, si era trovata una soluzione. Ora, tutto torna sotto la lente. Ma Brugnaro ribadisce: «Penso sarebbe meglio abbassare i toni e tornare a parlarci».

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