Forza Italia, in Veneto congresso a maggio. Tosi: «Sarò candidato unico»
La strategia del segretario per garantirsi la partecipazione ai tavoli per le amministrative a Verona. Si dovranno nominare anche il vice e il direttivo regionale

Tempi duri, questi, per Forza Italia. E allora il coordinatore nazionale Antonio Tajani, più che mai in bilico, blinda il suo fedelissimo veneto, Flavio Tosi. Subito a congresso. «Lo convocheremo entro maggio» assicura il diretto interessato, l’eurodeputato veronese, a capo del partito veneto, nominato ormai tre anni fa direttamente dal fondatore Silvio Berlusconi.
Il via libera è stato comunicato un paio di giorni fa, in una riunione del partito romano, tra il segretario Tajani, i quattro vice Deborah Bergamini, Stefano Benigni, Alberto Cirio, Roberto Occhiuto e i nuovi capigruppo, Enrico Costa e Stefania Craxi.
Tentativo di serrare le fila, dopo la débâcle referendaria, concesso dalla famiglia Berlusconi. La quale, non è un mistero, ha abbandonato Tajani ormai da tempo. Ma che, almeno al momento, ha deciso di fare un respiro e attendere, prima di spaccare definitivamente: sarebbe la prima ammissione di crisi.
E allora, intanto, si va avanti. Almeno nelle regioni più allineate e meno spaccate. Il Veneto, appunto. Dove Tosi, insieme alla promessa di convocazione entro il mese prossimo, aggiunge: «Sarà un congresso unitario, nel quale cercheremo di dare la giusta rappresentanza a tutte le province». Con l’individuazione del vicesegretario (anche più d’uno), per dire; e naturalmente dei membri del direttivo regionale.
La conferma di Tosi non è comunque un passaggio scontato. Perché la débâcle referendaria ne segue un’altra che, in Veneto, è stata altrettanto pesante: quella di Forza Italia alle ultime elezioni regionali. Con la sfida delle preferenze, proposta ma persa, di Tosi contro l’eterno rivale, Luca Zaia.
Un risultato ben al di sotto delle aspettative, che ha lasciato strascichi. E pure in Veneto, allora, c’era già chi si pregustava la successione. Che, almeno al momento, non ci sarà. Si spiegherebbe anche così la fretta di Tajani: per sottrarre alle correnti antagoniste tempo utile per organizzarsi e convergere su un nome diverso da quello di Tosi.
D’altronde, anche alle spalle di Tajani la lista dei pretendenti al ruolo di coordinatore nazionale si fa sempre più fitta. A partire dai due vicesegretari Alberto Cirio e Roberto Occhiuto, fino al vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
Quanto a Tosi, blindare il posto da segretario veneto gli consentirà di continuare a sedersi ai tavoli regionali del centrodestra, da dove transitano tutti i ragionamenti legati alle elezioni amministrative. Comprese quelle a Verona, è chiaro: il suo vero pallino. «Ma manca ancora un secolo...» si schermisce lui. Eppure, sono state proprio le Comunali nella città dell’Arena l’argomento del colloquio della settimana scorsa al Vinitaly, tra il presidente Alberto Stefani e il ministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso. Entrambi concordi nel dire che la priorità sarà fare di tutto per evitare di ripetere lo schema delle elezioni del 2022. Quando la corsa solitaria di Flavio Tosi, con mancato apparentamento di centrodestra al ballottaggio, aveva spalancato le porte di palazzo Barbieri a Damiano Tommasi.
Ma questa volta a scalpitare, oltre a Tosi, è anche Gianmarco Mazzi, il neopromosso ministro del Turismo, che tanto piace alla premier Meloni. Per Fratelli d’Italia – che ha rinunciato alla candidatura in regione, a Venezia e che probabilmente vi rinuncerà anche a Padova – potrebbe finalmente essere arrivato il momento di far valere quello che va ripetendo ormai da quattro anni: «Siamo noi il primo partito qui».
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