Francesca Martini: «In agosto sarò in corsia»
Presentazione e prima seduta di giunta ieri per il nuovo assessore alla Sanità
VENEZIA. «Ad agosto sarò in corsia». Ha le idee chiare ed un programma in mente Francesca Martini, da ieri primo assessore donna alla Sanità veneta. Alta, bionda, occhi chiari: abbastanza per sapere dove affonderanno le invidie per la titolare della poltrona più ambita. E per questo costretta a dare di più. Più intransigente, più determinata. Ecco perché nel periodo più critico dell'anno si aggirerà nelle sale d'attesa dei Pronto soccorsi degli ospedali veneti «in borghese», per scovare le falle del sistema.
Ovviamente leghista e veronese, l'ex deputata con trascorsi sociosanitari, ieri ha ricevuto il testimone dall'ormai sindaco di Verona nell'ambito di una transazione serrata: dimissioni di Flavio Tosi in mattinata e presentazione del nuovo acquisto giusto qualche minuto prima della ratifica in giunta cui ha partecipato da assessore. Dopodiché via libera ai convenevoli di rito, tra la commozione di chi lascia e l'entusiasmo di chi si arriva. Fortemente voluta da Bossi e Maroni, Martini tradisce un'inclinazione per la terra lombarda le cui ricadute sono tutte da verificare. Intanto venerdì a Vicenza il nuovo assessore incontrerà per la prima volta i direttori generali.
Il programma. «Il primo appuntamento è con l'applicazione delle classi di priorità sulle ricette da parte dei medici di base, un nuovo metodo di lavoro per ridurre i tempi di attesa in vigore dal primo luglio» spiega l'assessore prima di citare diligentemente a memoria gli estremi del provvedimento: categoria A e attese massime di 10 giorni per i casi che minacciano di peggiorare in tempi brevi, B con visite entro 30 giorni ed esami in 60 e C, entro i 180 giorni. Il medico inoltre dovrà indicare la patologia o il sospetto e, in caso di urgenza, inviare il paziente in Pronto soccorso per una visita diagnostica. «Voglio essere presente sul territorio, a filo diretto con medici di base, sindacati e sanitari - spiega martini - ma soprattutto con i cittadini: la loro soddisfazione è un indicatore importante. E spesso la qualità percepita è molto distante dai livelli di eccellenza della sanità veneta. Un gap che bisogna colmare». Il neo assessore è determinato a portare a termine i programmi iniziati da Tosi anche se assicura di avere già in mente qualche iniziativa propria sulla scia di alcuni progetti di legge presentati in parlamento. Sulla strada della continuità invece la realizzazione di ambulatori per i codici bianchi, i provvedimenti per i 3000 precari, la programmazione che segue il piano sociosanitario, la definizione del riparto delle risorse con lo Stato, l'invecchiamento della popolazione, la realizzazione dei nuovi ospedali - rigorosamente con finanziamenti pubblico-privati - e la creazione di una rete per un'offerta allargata Veneto-Lombardia.
Federalismo sanitario. E' tra gli obiettivi primari. «Nel riparto del fondo sanitario nazionale 2007 - ribadisce Tosi prima di lasciare palazzo Balbi - 2 miliardi e 100 milioni di euro sono stati attribuiti alle solite Regioni. Poi c'è stato un provvedimento di 2,5 miliardi in tre anni, un altro di tre e una sorta di mutuo di 5,8 miliardi di euro a favore del Lazio per pagare in 30 anni una grossa parte del passivo. Se ci fosse un minimo di federalismo certi scempi di denaro pubblico non potrebbero mai accadere». Aggiunge Galan, in prima linea quando fiuta aria di assistenzialismo gratuito: «Il Veneto partecipa con 900 milioni al fondo di solidarietà e ha un passivo di 240 milioni; io sono per partecipare al fondo ma vorrei che ci partecipassero anche Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, regioni notoriamente «poverissime» che non possono contribuire». In scia Martini la cui «vis leghista» appanna quella del suo predecessore: «La sanità è il settore in cui è più evidente la distorsione che nasce dal non poter trattenere direttamente alla fonte il gettito di cui noi abbiamo bisogno per costruire ospedali e garantire prestazioni».
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