G8 Università, arrestato il leader del Pedro
Max Gallob, 36 anni, leader del centro sociale di via Ticino, è tra le persone arrestate per gli incidenti avvenuti il 18 maggio scorso a Torino in occasione del G8 dell'Università. Ordine di arresto anche per Omid Firouzi, fondatore del collettivo di Scienze politiche ora irreperibile perché in Iran, e altri due giovani padovani

La «resa dei conti» a Padova è arrivata una mattina d’estate. Vista da un punto di vista prettamente temporale, è arrivata dopo gli scontri di Vicenza fra no global e forze dell’ordine, ma prima dei possibili tafferugli per protestare contro il G8 di l’Aquila in programma nei prossimi giorni. Ma è comunque arrivata. Una «resa dei conti» che suona come una nuova linea di demarcazione fra il passato e ciò che d’ora in poi non sarà più consentito durante i cortei, ovvero spaccare tutto. Pena: l’arresto.
All’alba di ieri la Digos padovana ha eseguito quattro delle ventuno ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip della procura di Torino. A Padova sono stati arrestati Massimiliano «Max» Gallob, 36 anni, lìder maximo del centro sociale Pedro e Pauel Benjamin Bondean, 24 anni, rumeno, no global cresciuto a pane e proteste al centro sociale Rivolta di Marghera. Irreperibili per il momento gli altri due: Omid Firouzi Tabar, 29 anni, ricercatore universitario a Urbino e fondatore del Collettivo di Scienze Politiche e Filippo Caporale, padovano, 23 anni. Perquisite anche i domicili di altri due no global padovani: Filippo Compagnin, 26 anni e Sebastian Kohlsheen, 23 anni, quest’ultimo indicato da molti come uno dei futuri leader del dopo-Gallob.
Gli arresti si riferiscono agli scontri avvenuti al termine del corteo di contestazione al G8 University Summit del 19 maggio scorso in cui vennero feriti più di 20 agenti. In un mese e mezzo la polizia di mezza Italia ha messo assieme elementi tali che il gip torinese ha firmato 21 ordinanze: 7 custodie cautelari in carcere e 5 arresti domiciliari a Torino, 4 custodie a Bologna, 1 a Napoli e, appunto 4 a Padova.
I reati contestati a vario titolo sono violenza e minaccia aggravata a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate e violenza privata. A Gallob viene contestato che «abbia partecipato attivamente ai disordini (di Torino), predisponendo barricate al centro della strada al fine di impedire alla polizia di avanzare... Assicurando il proprio apporto e concorrendo a creare disordine». Di Firouzi il gip scrive che «poco rileva che egli non sia stato visto in prima persona spintonare i poliziotti, lanciare pietre o altro contro le forze dell’ordine, avendo egli con il suo inequivoco comportamento svolto un’evidente e manifesta attività di istigazione e determinazione degli altri manifestanti alla violenta contrapposizione».
Gallob, Firouzi, Bondean e Caporale sono stati riconosciuti grazie ai filmati. Nelle loro abitazioni la polizia ha trovato gli indumenti usati il 19 maggio (Gallob era a casa, Bondean dormiva all’interno dello Sherwood Festival). Ma è nelle motivazioni finali del dispositivo che si intuisce che la richiesta di arresto vale una resa dei conti. «Risulta confermata l’appartenenza degli indagati a contesti dediti all’organizzazione di manifestazioni suscettibili di sfociare in scontri in scontri ai danni delle forze dell’ordine. Si può inoltre affermare che essi condividano una personalità, incline a far ricorso ad atti di aggressione come modalità di espressione del dissenso».
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