Il coronavirus iniziò dai Giochi mondiali militari? Il giallo, gli indizi, le risposte dei virologi

Hanno destato scalpore le dichiarazioni dello schermidore trevigiano Matteo Tagliariol: "Ai mondiali militari di Wuhan ci siamo ammalati tutti, sei su sei nell'appartamento e moltissimi anche di altre delegazioni. Tanto che al presidio medico avevano quasi finito le scorte di medicine».
A fine ottobre, a Wuhan, c'erano 10mila atleti da 110 nazioni per i Giochi mondiali militari. A inizio dicembre i primi casi certificati di Covid-19 a Wuhan. A fine dicembre un caso certificato in Francia. Poi da febbraio lo scoppio della pandemia nel mondo. Possibile che siano tutte solo coincidenze?
Il dubbio è che il nuovo coronavirus circolasse quindi a Wuhan già da fine ottobre (i Giochi iniziarono il 18 e si conclusero il 27), magari silente, e che possa essere deflagrato con i primi casi di polmonite acuta ai primi di dicembre. Ci potrebbe stare, tenendo conto del periodo di incubazione che è mediamente di 15 giorni?
GLI SCIENZIATI I virologi si dicono scettici. «No, è molto improbabile - risponde Massimo Galli, primario di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano -. Il Covid-19 quando arriva e agisce sottotraccia fa subito centinaia di contagi e non è pensabile che singole persone che hanno preso un’influenza, probabilmente, nei mesi autunnali, possano avere avuto questa cosa. Altrimenti avrebbero generato molti casi nei loro ambiti familiari, sociali e negli ospedali e avremmo avuto l’epidemia prima. A meno che di pensare che il virus fosse sì presente ma molto più tranquillo. Ma - ha ribadito - tutti i dati molecolari e epidemiologici ci dicono che la storia è stata diversa, che il virus è comparso tra ottobre e novembre sì ma in Cina e poi ha avuto un’evoluzione tra dicembre e gennaio. Se ci fossero stati casi importati prima avremmo avuto l’epidemia prima».
A ben vedere, però, lo stesso Galli ammette che, almeno in Cina, il virus può essere comparso fra ottobre e novembre. Quanto al fatto che gli atleti azzurri avrebbero infettato anche i familiari, va registrato che, almeno nel caso di Tagliariol, ad essere stati colpiti dall’influenza molto forte furono poi anche la moglie Martina e il figlio di due anni.
ALTRI ATLETI Tagliariol non è l'unico azzurro della spedizione a Wuhan che si ammalò. Valerio Aspromonte, 33 anni romano, oro olimpico nel fioretto a squadra a Londra nel 2012, ha affermato che anche lui è stato male all’arrivo in Cina, è stato costretto ad un riposo a letto ma ha ricondotto il malessere al lungo volo ntercontinentale del quale spesso soffre.
Ma c'è anche la pentatleta francese Elodie Clouvel che rilancia la tesi di Tagliariol: “Penso che con Valentin (Belaud, altro pentatleta) abbiamo già avuto il coronavirus perché eravamo a Wuhan per i Giochi Militari. Ci siamo ammalati, lui ha saltato tre giorni di allenamenti, io ho avuto problemi mai avuti prima. E quando abbiamo parlato con un medico militare, ci ha detto: penso che l'abbiate già avuto perché gran parte della delegazione si è ammalata”.
LE DATE La prima infezione di Covid-19 notificata dalla Cina all'Oms è di fine dicembre, due mesi dopo la fine dell'evento. Tuttavia, a marzo il South China Morning Post retrodatò al 17 novembre il primo contagio da coronavirus, in base ai documenti governativi consultati, non pubblici e mai smentiti. E le testimonianze degli adepti della Chiesa di Gesù Shincheonji, la setta religiosa sudcoreana molto attiva a Wuhan, parlarono di voci su una «malattia misteriosa che circolava già a novembre».
Col pressing sulla Cina del presidente Usa Donald Trump, tra la fuga del virus da un laboratorio di Wuhan e i dubbi sulla trasparenza nella lotta alla crisi, anche l'evento sportivo rischia di finire travolto dalle polemiche.
A novembre 2018, al suo lancio ufficiale a Wuhan, il presidente dell'International military Sports council (Cism), Abdul Hakeem Al Shino, rimarcò con l'Ansa «l'impegno assolutamente senza precedenti» nella storia dei Giochi, visti gli investimenti definiti da 5 miliardi di dollari. «Intendono cambiare il volto della città», aggiunse. La Cina, oltre a ospitare un «nuovo grande appuntamento internazionale, darà un forte segnale di pace, amicizia e serenità», affermò il colonnello Jia Shijiang, segretario generale del Comitato dei Giochi. Col senno di poi, forse non tutti i conti potrebbero tornare.
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