Il giro di squillo ad Abano e Montegrotto"Prostituirsi? Meglio che lavorare"

Un’organizzazione con ragazze smistate in appartamenti della zona termale e del Veneto. Una holding del sesso con un giro d'affari milionario. Tutto documentato dalle intercettazioni dei carabinieri che riporta Il mattino di Padova. Un’azienda con i suoi ordini, gli incoraggiamenti, le minacce e particolari piccanti: tutto riportato sui pizzini che la trentenne colombiana teneva nascosti in orsetti di peluche
ABANO.
La «zia» parlava sempre al telefono con le sue «nipotine». Parlava di tutto. Ma soprattutto di lavoro: Paola Karen Hurtado Pineda, in arte Valentina, colombiana di 31 anni, era a capo di una vera e propria holding del sesso dai fatturati milionari.


Valentina curava il business insieme a due ragazze italiane, Giorgia Rubino, 27 anni, barista veronese, e Benedetta Butturini, 26 anni, commessa in un negozio di abbigliamento nel capoluogo scaligero. Ma se la Rubino e la Butturini si occupavano soprattutto della logistica (si attivavano per i contratti d’affitto degli appartamenti dove si prostituivano le escort, delle sim e dei telefonini da consegnare alle escort, degli annunci sui quotidiani e sui siti web), era «zia» Valentina a tenere i contatti con le ragazze, a spronarle, e a tenerle sempre sulla corda.


Le donne gestivano una «scuderia» di una decina di ragazze, sudamericane e rumene, che spacciavano per russe, lituane, ucraine a seconda delle «voglie» degli insospettabili clienti padovani, professionisti, studenti, anziani, disabili e imprenditori. La tariffa era unica: 300 euro a prestazione, ma il prezzo poteva lievitare se le richieste diventavano «particolari».


Ma a scoperchiare il mondo di Valentina e socie ci hanno pensato i carabinieri della Compagnia di Abano coordinati dal capitano Massimiliano Korfeind. Che grazie alle intercettazioni hanno scoperto persone e ruoli della banda, oltre a un giro di squillo d’alto bordo fra Abano, Montegrotto, Legnaro, Verona, Vicenza e il Trentino Alto Adige.


«Io ti conosco - ricorda al telefono Valentina a una ragazza sudamericana che nel settembre scorso “batteva la fiacca” - so che quando ti innamori poi non guadagni più. Cosa credi? Di andare in meglio? Quello (inteso il fidanzato) ti porta nella mer... Cerca di darti una mossa».


Nulla era lasciato al caso: «zia» Valentina e le altre ottimizzavano tempi e risorse umane. Se in un appartamento si lavorava di meno, loro cambiavano le ragazze. Se una donna poteva rendere cento, loro pretendevano cento. «Sei connessa ad internet? - chiedono a una delle ragazze (dato che i clienti venivano contattati tramite il web) - Se sì, manda qualcuno qui (ovvero in uno degli appartamenti dove non c’erano molti clienti) Perché va veramente male. Anche perché gennaio è un mese proprio morto».


Tutto era sotto controllo. Valentina, Giorgia e Benedetta si sentivano al telefono spessissimo (con loro c’era anche una quarta donna, una rumena di 27 anni, irreperibile). Fra loro parlavano dei figli, del parrucchiere, ma anche e soprattutto del business: «Le ragazze si credono belle perché hanno tanto lavoro. Ma che non chiedano più soldi. Noi le abbiamo sempre pagate come d’accordo».


Qualcuna, infatti, aveva anche provato a disattendere i patti, chiedendo di portare in Italia il proprio figlio: «Non ti conviene portarlo, perché se lo porti qui poi non lavori più», le avevano risposto, tagliando corto.


La banda concedeva pause alle ragazze soltanto una volta al mese, in concomitanza con il ciclo mestruale. «Valentina, il locale è fermo, almeno per qualche giorno», aveva avvertito una giovane dell’Est europeo. Le donne ascoltavano tutti. Anche i fidanzati che chiamavano per sfogarsi. Come Roberto, il compagno italiano di una escort. «Sai, è difficile stare accanto a una che fa la vita - aveva detto - anche se tutto sommato, porta a casa un sacco di soldi. E vista la situazione (economica) va bene così. Perché se non “lavora” non guadagna».


Il giro d’affari, d’altra parte, era da lasciare basiti. I carabinieri sono riusciti ad accertare che una giovane rumena, in sei mesi, era riuscita a spedire a casa 80.500 euro alla famiglia. Guadagni, che da soli servivano per convincere le donne a iniziare. Donne che si proponevano grazie al passa parola.


«Sei ancora interessata a ’sta cosa? - aveva chiesto Valentina a una ragazza - Allora dimmi quando. Mercoledì? Trovati con lei che ti dice cosa devi fare». E ad un’altra: «L’ho vista in stazione, ha detto che farà la prova venerdì o sabato. Comincia domani, andrà con lui».

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova