Ripuliva a Dubai i soldi delle fatture false: ecco chi è l’imprenditore arrestato

Il manager trevigiano, cresciuto a Meolo, è stato arrestato in aeroporto a Venezia e messo ai domiciliari: fuggiva con 750 mila euro in criptovalute. Scattato un sequestro da 4,6 milioni, ecco come faceva sparire il denaro

Marta Artico, Eugenio Pendolini
Due equipaggi della Guardia di Finanza in aeroporto a Venezia
Due equipaggi della Guardia di Finanza in aeroporto a Venezia

Un meccanismo milionario di fatture false, radicato tra Padova e Milano dove avevano sede le società cartiere fittiziamente intestate, da svariate decine di milioni di euro. E gravitante intorno al Centro Ingrosso Cina di Padova, che aveva come snodo di congiunzione l’imprenditore Francesco Franzin, originario di Treviso, cresciuto a Meolo e da anni residente a Dubai, sospettato di aver riciclato e ripulito diversi milioni di euro, frutto di una frode carosello realizzata da un’associazione criminale cinese.

L’accusa

È questa l’accusa che ha spinto la Procura Europea, coordinata da Donata Costa, a fermare nei giorni scorsi l’imprenditore proprio mentre si trovava all’aeroporto Marco Polo di Venezia, in procinto di lasciare l’Italia, forse una volta per tutte. Un provvedimento che scaturisce dalle indagini condotte dalla Procura patavina che già nel 2022 avevano portato al sequestro di documenti cartacei e informatici, utili ad individuare i canali di riciclaggio.

Tra questi, anche la scoperta di una contabilità parallela in cui erano annotate frasi come “Ricevuti contanti a Padova e a Meolo”, riconducibili all’imprenditore classe 1967, con alcuni precedenti non definitivi alle spalle (difeso dall’avvocato Giuseppe Interrante) e titolare di una società legata al campo del tessile e della moda, con sede in Slovenia, di fatto inattiva, anch’essa finita nel mirino degli inquirenti.

L’indagato, da pochi giorni in Italia, era in procinto di espatriare negli Emirati Arabi Uniti. Il sospetto della Procura Europea, però, era che una volta decollato avrebbe fatto perdere le sue tracce, avendo recentemente venduto sue proprietà immobiliari in Italia. Da qui il provvedimento di fermo di indiziato di delitto, contestualmente a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza di oltre 4,6 milioni di euro, pari al profitto dei reati di riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita.

La Guardia di Finanza che lo ha intercettato a Tessera ha anche rinvenuto un wallet di criptovalute di oltre 750.000 euro, che è stato sequestrato assieme a circa 6 mila euro in contanti e a un’auto di lusso. Convalidato il fermo, per l’uomo è stata disposta la misura dei domiciliari a Meolo, non ancora eseguita per mancanza di braccialetti elettronici.

Come spariva il denaro

Ma qual era l’obiettivo ultimo? L’imprenditore raccoglieva fisicamente denaro contante: alleggeriva imprenditori che evadevano l’Iva e che dunque rientravano nella partita della frode-carosello, si prendeva il denaro e lo portava fisicamente negli Emirati Arabi. Per molto tempo gli è andata bene, nel senso che nessuno lo ha scoperto, anche perché la carta non è tracciata. Portava all’estero il denaro, in modi che non sono stati ancora del tutto sviscerati. Ipoteticamente avrebbe anche potuto convertire il contante in bitcoin.

All’estero faceva perdere le tracce del denaro mediante una società slovena, attraverso la quale eseguiva bonifici per farlo sparire o emetteva a sua volta fatture false per giustificare movimentazioni bancarie. Il denaro, poi, tornava indietro, ma non poteva essere più intercettato eludendo i controlli e la legalità.

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