Ipotiroidismo, diabete, cardiopatie i rischi malattie nella “zona rossa”

VENEZIA. Un aumento dell’incidenza del diabete mellito, di ictus, ipertensione e colesterolo in percentuali oscillanti tra il 10 e il 20% tra i residenti nelle aree contaminate da Pfas (127 mila...
Di Sabrina Tomè

VENEZIA. Un aumento dell’incidenza del diabete mellito, di ictus, ipertensione e colesterolo in percentuali oscillanti tra il 10 e il 20% tra i residenti nelle aree contaminate da Pfas (127 mila abitanti) rispetto alla popolazione del restante territorio. È quanto emerge dalla “Ricognizione epidemiologica” curata dal Ser, il Sistema Epidemiologico Regionale e scattata l’estate scorsa dopo che è venuto alla luce il problema dell’inquinamento dell’acqua. Se lo studio parallelo condotto sull’incidenza dei tumori esclude un incremento delle patologie nella “zona rossa”, quello sulle malattie cardiovascolari evidenzia invece una situazione meno rosea.

«Nei 21 Comuni interessati dalla contaminazione idropotabile si rileva un moderato ma significativo aumento, nell’ordine del 10-20%, della prevalenza di alcune patologie e condizioni cardiovascolari (diabete mellito, cardiopatie ischemiche, ictus, ipertensione)», si legge nel documento curato dal responsabile del comparto, il dottor Mario Saugo. Più dettagliato il passaggio riportato in un allegato alla delibera che approva i due piani di controllo e che riporta le percentuali riferite a mortalità e malattie collegate a Pfas nei 21 Comuni dell’area rossa: «Si è rilevato un moderato ma significativo eccesso di mortalità per cardiopatie ischemiche (uomini +21%, donne +11%), per malattie cerebrovascolari negli uomini (+19%), per diabete mellito nelle donne (+25%) e per Alzheimer/demenza nelle donne (+14%).

A questa si aggiunge un modesto ma significativo eccesso di prevalenza per alcune condizioni e malattie dell’area cardiovascolare».

Malattie cardiovascolari.Nei 21 Comuni, lo studio del Ser rileva «un modesto ma significativo eccesso di prevalenza per alcune condizioni e malattie dell’area cardiovascolare». Per l’ipertensione emerge un più 22% negli uomini e un più 20% nelle donne; per il diabete mellito rispettivamente un più 15% e un più 17%; per le cardiopatie ischemiche un più 6% e un più 8%.

Ipotiroidismo. I Comuni che, stando ai dati epidemiologici registrano un’incidenza significativa di ipotiroidismo sono Lonigo e Sarego per quanto riguarda i maschi mentre per le donne sono quelli di Arcole, Cologna Veneta, Legnago, Zimella, Alonte, Lonigo, Sarego.

Colesterolo. Negli uomini residenti nella zona rossa c’è il 17% in più, con un aumento del colesterolo nel sangue rispetto alla media del Veneto, a parità di età, mentre nelle donne c’è un aumento del 12%. Gli esperti internazionali e gli studi epidemiologici già effettuati concordano sul fatto che l’aumento del colesterolo è una condizione possibilmente collegata all’inquinamento dell’acqua potabile da Pfas. I Comuni a maggiore prevalenza di dislipidemie (le alterazioni della quantità di lipidi circolanti nel sangue, in particolare del colesterolo, dei trigliceridi) sono svariati. Si ammalano le donne di Albaredo, Arcole, Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella, Zimella, Asigliano, Poiana Maggiore, Alonte, Lonigo, Sarego, Montagnana. Per gli uomini i più colpiti sono quelli di Albaredo, Arcole, Cologna Veneta, Legnago, Minerbe, Pressana, Veronella, Zimella, Asigliano, Poiana Maggiore, Lonigo, Sarego e Montagnana.

Investire nella ricerca. C’è un collegamento diretto tra questi incrementi e i Pfas? Su questo i ricercatori non si sbilanciano limitandosi a registrare i dati e a rilevare come, secondo gli studi internazionali, le condizioni di salute e le patologie per le quali vi è un’evidenza di una possibile associazione con l’esposizione a Pfas sono l’ipercolesterolomia, l’ipertensione in gravidanza, le malattie della tiroide e le alterazioni degli ormoni tiroidei, la colite ulcerosa, il tumore del rene e quello del testicolo. Per il Ser, dunque, a fronte di tali risultati preliminari, è necessario un approfondimento delle indagini epidemiologiche. Gli autori dello studio chiedono un investimento di energie e risorse per approfondire e continuare le ricerche. I dati ricavati, infatti, secondo gli studiosi «forniscono nel loro insieme chiari elementi a supporto della necessità di approfondire le indagini epidemiologiche, a fronte anche di un caso di incontaminazione ambientale che costituisce un caso di studio di livello internazionale».

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