Lega, il commissario veneto sarà il veneziano Andrea Tomaello

È lui il golden boy scelto da Salvini nella rosa dei nomi recapitatagli da Alberto Stefani. La nomina dopo Pasqua

Laura Berlinghieri
Andrea Tomaello con Matteo Salvini
Andrea Tomaello con Matteo Salvini

L’ha spuntata Andrea Tomaello.

È lui il leghista scelto dal segretario federale Matteo Salvini, nella rosa dei nomi recapitatagli da Alberto Stefani, per il ruolo di commissario regionale. A lui, dunque, il compito di traghettare il partito veneto fino al prossimo congresso, attraverso le acque burrascose delle elezioni politiche.

Manca l’ufficialità, ma è questione di giorni: l’atto di nomina dovrebbe essere firmato dal segretario subito dopo Pasqua. Ma la notizia dell’investitura già circola negli ambienti del partito.

Il motivo della scelta è semplice: Tomaello piace a tutti. È figura gradita a Stefani, che lo ha voluto con sé in Consiglio regionale, lo ha nominato a capo della Prima commissione e, ora, gli ha chiesto di correre per affiancare Simone Venturini a Venezia.

È figura gradita al presidente della Camera Lorenzo Fontana, di cui è stato capo segreteria a Roma. È amministratore dal curriculum consolidato: ex vicesindaco di Venezia, fino alle dimissioni per la candidatura in Regione. Ha esperienza nel partito, del quale è stato commissario: suo l’esperimento, proseguito, di unire Venezia al Veneto orientale.

Chi è

Veneziano di Mirano, classe ’90 – anche questo, nella nuova era Stefani, è un valore – due lauree: la triennale in Scienze politiche e la magistrale in Economia; poi, un’altra in Giurisprudenza. Prima l’esperienza politica, tra Bruxelles e Roma, e poi quella amministrativa: prima nel consiglio comunale di Mirano, poi a Ca’ Farsetti a Venezia, come vice del sindaco Luigi Brugnaro.

Figura moderata e di dialogo, per accompagnare questa stagione delicata del partito, fino al traguardo delle elezioni politiche. Garantendo una navigazione tranquilla, fino al prossimo congresso regionale. Quando – almeno la situazione, ad oggi, è questa – dovrebbe aprirsi una nuova sfida, e Tomaello potrebbe non essere della partita.

I cinque nomi di Stefani

Il suo nome, si diceva, è stato scelto a partire dai cinque che il presidente Stefani aveva consegnato al segretario Salvini: c’erano anche quelli del sindaco di Bassano, Nicola Finco, che già aveva guidato il movimento ai tempi della campagna per le regionali; poi, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari; di Giuseppe Canova, responsabile dei tesseramenti e membro del consiglio federale del partito; infine, quello di Federico Bricolo, ex capogruppo della Lega Nord a palazzo Madama, ex sottosegretario e attuale presidente di Veronafiere.

I nuovi equilibri

La nomina di Tomaello, peraltro, conferma il nuovo spostamento del baricentro della politica verso Venezia – anzi, ad esser precisi: Mestre. La città nella quale vivono – peraltro, a una manciata di chilometri l’uno dall’altro – il segretario regionale di Fratelli d’Italia (fresco di nomina pure lui), Raffaele Speranzon; il segretario del Partito Democratico, Andrea Martella; e, ora, pure il prossimo commissario della Lega.

Assumerà l’eredità da Stefani: prima commissario e poi segretario del Carroccio. Ruoli di partito abbandonati, con l’eccezione della vicesegreteria federale, dopo l’elezione alla presidenza di Regione. Mentre è presto per dire se, in questo nuovo incarico, Tomaello deciderà di continuare a farsi affiancare da Paolo Borchia e Riccardo Barbisan, attuali vicesegretari regionali. —

 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova