Libertà negata a Felice Maniero
| Il tribunale ribadisce: niente patente e notti brave |

A Felice Maniero non sarà restituita la patente, dovrà rimanere in casa tutte le notti rientrando al massimo alle 21, non dovrà frequentare pregiudicati, insomma dovrà continuare a sottostare ai divieti imposti dalla misura di prevenzione e non potrà essere ancora un uomo completamente libero.
Il tribunale di Venezia, infatti, ha respinto la richiesta dei difensori dell’ex boss pentito, gli avvocati Sabrina Convento e Maurizio Scattolin, nonostante fosse sceso in campo il procuratore capo Vittorio Borraccetti, che venerdì scorso si è presentato in udienza ed ha appoggiato quella richiesta. Non è la prima volta che il Tribunale, in questa occasione presieduto dal giudice Savina Caruso, respinge la richiesta di Maniero di poter tornare ad essere completamente libero e di poter girare come gli pare per l’Italia.
E’ accaduto già almeno altre tre volte e i giudici lagunari hanno deciso sempre in modo contrario a ciò che sosteneva la Procura della Repubblica di Venezia, per la quale tenere ancora «sotto sorveglianza e controllo» Maniero è inutile. Nei giorni scorsi, lo stesso procuratore Borraccetti aveva spiegato che durante l’udienza avrebbe sostenuto la richiesta. «La misura alla quale è sottoposto è una misura di prevenzione - aveva spiegato il magistrato veneziano - e la valutazione che va fatta è sulla pericolosità del soggetto che vi è sottoposto: e per noi Maniero non lo è più. Questo è stato il nostro giudizio in occasione di precedenti, analoghe richieste di Maniero e non credo proprio che ora muteremo la nostra posizione».
Ma il tribunale, evidentemente, non se l’è sentita di dare completa fiducia a Maniero, considerato in particolare il suo passato di capo di un’organizzazione criminale, unica per quanto riguarda il Nord Italia, alla quale sia mai stato contestato il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Si tratta sicuramente di passato e non di presente, visto che Maniero ha collaborato con lo Stato, facendo smantellare la sua organizzazione e facendo finire in carcere almeno duecento persone. Però c’è chi sostiene - soprattutto coloro che a causa sua sono stati condannati a pene pesantissime e che un tempo erano suoi stretti e fidi collaboratori - che «Faccia d’Angelo» non abbia raccontato tutto.
E a Venezia, proprio tra meno di un mese (il 24 novembre), si apre un’udienza preliminare durante la quale Maniero dovrà rispondere di due omicidi che ha sempre negato di aver commesso, dopo aver confessato di essere stato autore o mandante di altri dieci. Si tratta dei delitti di Sandro Radetich e Paolo Bogo: il primo, a lungo braccio destro del boss, sparì nel nulla il 6 gennaio 1984; Bogo, invece, venne ucciso in laguna, sul letto dove stava dormendo con la convivente.
Secondo l’accusa - sostenuta dai racconti sia dei pentiti sia di chi vuole solo vendicarsi per essere finito in carcere a causa delle sue dichiarazioni - Maniero sarebbe stato il mandante di entrambi gli omicidi: Radetich sarebbe stato ammazzato perché scoperto a fare la cresta sulla droga che acquistava per conto del boss dal clan siciliano dei Fidanzati trapiantato a Milano, mentre per Bogo avrebbe dato il via libera ai fratelli Rizzi, ai quali faceva concorrenza nello spaccio della droga in laguna.
Avrebbe, infine, cercato di tenere fuori dai guai i parenti, in particolare la madre Lucia Carrain. In questo caso non solo per lo stretto legame che ha sempre avuto con lei, ma anche perché seguendo la sua pista gli investigatori avrebbero potuto arrivare al suo tesoro, almeno a quella parte trasferita all’estero grazie alla donna che gli ha dato la vita e mai sequestrata dagli inquirenti. Quando la richiesta di Maniero di essere completamente svincolato dagli obblighi imposti dalle misure di prevenzione è stata resa nota si è mosso anche il mondo della politica, soprattutto degli esponenti che vivono in Riviera del Brenta.
Si sono mossi alcuni sindaci, schierandosi contro questa possibilità, evidentemente temendo che il boss ormai pentito possa far ritorno nella sua terra natale.
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