L’Imu deducibile? «Vale 3 mila euro»
VENEZIA. Sarà di oltre 3.300 euro, secondo una specifica simulazione della Cgia di Mestre, il vantaggio fiscale medio sui capannoni a uso industriale (categoria catastale D7) se in sede di riforma della tassazione degli immobili a uso produttivo sarà consentita la deducibilità dalle imposte dirette (Irpef e Ires) dell’Imu. Il dato emerge dal calcolo del risparmio Imu che potrebbe godere una srl metalmeccanica (due soci lavoranti, 20 dipendenti di cui 10 donne) avente un reddito di 90mila euro e un capannone di 5mila mq (D7) con una rendita catastale di oltre 9.500 euro. Secondo il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi , «è indispensabile che questa opportunità sia concessa non solo ai proprietari degli immobili uso produttivo, ma anche alle micro imprese. La deduzione dal reddito di impresa deve interessare anche i laboratori artigianali e i negozi commerciali. Queste categorie hanno anch’esse bisogno di un aiuto perchè si trovano sempre più in affanno e a corto di liquidità». Le simulazioni della Cgia hanno interessato anche alcuni casi riferiti a piccole e micro imprese. Questi i risultati. Un commerciante di frutta e verdura con un reddito di 30.000 euro che lavora in un negozio di 71 mq (categoria C1) con una rendita di poco superiore a 1.672 euro, risparmierebbe mediamente 454 euro all’anno. Un artigiano installatore di impianti con un reddito di 40.000 euro, un piccolo capannone di 500 mq (categoria catastale D1) e una rendita di 2.167 euro, potrebbe pagare 833 euro in meno all’anno. Infine, una piccola società artigiana di 2 socie e 4 dipendenti, con un reddito di 60.000 euro, un capannone di 1.000 mq (categoria D1) e una rendita catastale di oltre 5.600 euro risparmierebbe 1.760 euro all’anno.
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