Liste d’attesa in Veneto, miglioramenti quasi fermi: visite nei tempi su dello 0,1%, il 7,5% rinuncia alle cure

L’analisi della Fondazione Gimbe sui primi nove mesi del 2026: la quota di prenotazioni entro i tempi cresce di appena 0,1 punti percentuali per le visite e di 0,6 per gli esami. A livello nazionale oltre 4 milioni di prenotazioni fuori soglia

Liste d'attesa, l’analisi della Fondazione Gimbe sui primi nove mesi del 2026
Liste d'attesa, l’analisi della Fondazione Gimbe sui primi nove mesi del 2026

Il Veneto migliora, ma appena. Sul fronte delle liste d'attesa, nei primi nove mesi del 2026 la quota di prenotazioni con una prima data disponibile entro i tempi previsti è cresciuta di soli 0,1 punti percentuali per le prime visite e di 0,6 punti per gli esami diagnostici rispetto allo stesso periodo del 2025. Un progresso minimo, soprattutto se confrontato con quello registrato in altre regioni italiane.

 

È quanto emerge dall'analisi della Fondazione Gimbe, pubblicata martedì 27 ottobre, sulla base dei dati del Bollettino Agenas e della Piattaforma nazionale delle liste di attesa. Il quadro veneto è quello di una sostanziale stabilità, mentre a livello nazionale le prenotazioni aumentano ma oltre quattro milioni continuano a superare i tempi massimi previsti.

 

Liste d'attesa, i dati del Veneto

Il miglioramento del Veneto è tra i più contenuti del Paese. Per le prime visite, l'incremento di 0,1 punti percentuali è molto distante da quello registrato, ad esempio, in Liguria (+11,4 punti), Lombardia (+9,5), Abruzzo (+9,2) e Friuli Venezia Giulia (+3,6). Anche sul fronte degli esami diagnostici il Veneto registra un progresso modesto, pari a 0,6 punti, contro i 10,2 dell'Umbria, i 7,5 della Lombardia e i 3,9 del Friuli Venezia Giulia.

I numeri indicano un lieve miglioramento della quota di prenotazioni entro i tempi, ma non consentono di stabilire quanto debbano effettivamente aspettare i cittadini veneti per ottenere una prestazione sanitaria. Gli indicatori analizzati, infatti, misurano soltanto il periodo che intercorre tra il contatto con il Cup e la prima data proposta per la visita o l'esame.

Liste d’attesa in Veneto
Dati Gimbe su gennaio-settembre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025
VENETO Rinuncia alle cure 7,5% media Italia: 9,6% Prime visite entro i tempi +0,1 punti percentuali Esami entro i tempi +0,6 punti percentuali Quota visite in classe P: 28,7%
Fonte: Fondazione Gimbe su dati Agenas e PNLA; Istat per la rinuncia alle cure.

C'è poi un elemento che rende particolarmente delicati i confronti tra regioni: la distribuzione delle classi di priorità. In Veneto il 28,7% delle prime visite è classificato in classe P, quella delle prestazioni programmabili entro 120 giorni, contro una media nazionale del 34,9%. Una differenza che, secondo Gimbe, può influenzare le percentuali complessive di appuntamenti proposti entro i tempi.

In Veneto il 7,5% ha rinunciato alle cure

Un altro indicatore significativo riguarda la rinuncia alle prestazioni sanitarie. Secondo il Rapporto BES 2026 dell'Istat, nel corso del 2025 il 7,5% dei residenti in Veneto ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno.

Si tratta di un valore inferiore alla media nazionale del 9,6%, ma che conferma come anche in Veneto una parte della popolazione incontri difficoltà nell'accesso alle cure.

Il dato comprende le rinunce per diversi motivi, tra cui i tempi di attesa e i costi. A livello nazionale, proprio le liste d'attesa rappresentano la causa più frequente, seguite dalle difficoltà economiche.

In Italia oltre quattro milioni di prenotazioni fuori tempo

Il quadro nazionale restituisce la dimensione del problema. Tra gennaio e settembre 2026, le prenotazioni monitorate sono passate da 19,75 a 21,81 milioni, con un aumento del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le prime visite sono state 12,27 milioni (+8,3%), mentre gli esami diagnostici hanno raggiunto quota 9,54 milioni (+13,3%).

Migliora la percentuale di prenotazioni entro i tempi previsti, salita dal 76,9% al 78,6% per le prime visite e dall'83,3% all'85% per gli esami. Ma il numero assoluto di quelle fuori soglia non diminuisce: sono 4.057.139, contro le 4.027.484 del 2025. In particolare, risultano oltre i tempi massimi 2,62 milioni di prime visite e 1,43 milioni di esami.

L'analisi Gimbe evidenzia inoltre che l'81,5% dell'aumento delle prenotazioni entro i tempi è legato alla crescita dei volumi complessivi, mentre soltanto il 18,5% è attribuibile al miglioramento delle performance.

Restano criticità anche per le prestazioni più urgenti. Il 18,3% delle prime visite e il 22,7% degli esami con priorità urgente presenta una prima data disponibile oltre i tre giorni previsti. Tra le prestazioni più problematiche figurano le visite dermatologiche e allergologiche, con il 30,1% delle prenotazioni fuori tempo, e le colonscopie, per le quali la percentuale raggiunge il 30,7%.

A questo quadro si aggiunge quello della rinuncia alle cure. Secondo i dati Istat relativi al 2025, oltre 5,6 milioni di italiani, pari al 9,6% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. Le liste d'attesa rappresentano la causa più frequente, seguite dai costi delle prestazioni.

Cartabellotta: «I miglioramenti non cancellano oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo»

A invitare alla prudenza nell'interpretazione dei risultati è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. «I nuovi dati Agenas sulle liste d’attesa mostrano alcuni segnali di miglioramento, ma il quadro resta critico: oltre 4 milioni di prenotazioni risultano ancora fuori tempo massimo. Inoltre, i dati non consentono di sapere quante prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi, né di ricostruire l’attesa complessiva dei cittadini dalla prescrizione all’erogazione».

Il presidente della Fondazione sottolinea anche la necessità di distinguere l'aumento delle prenotazioni dal miglioramento effettivo del servizio sanitario. «Disporre di più appuntamenti entro i tempi è un risultato positivo, ma non coincide con un recupero dei ritardi. La maggior parte dell’incremento è infatti legata alla crescita dei volumi, mentre meno di un quinto è attribuibile al miglioramento delle performance. Una distinzione fondamentale per non confondere l’aumento del numero di prenotazioni con l’abbattimento dei tempi di attesa».

Il problema riguarda anche l'affidabilità dei confronti territoriali. Secondo Cartabellotta, «senza distinguere per classe di priorità e singola prestazione, confrontare le percentuali complessive di prenotazioni entro i tempi rischia di premiare o penalizzare le Regioni, perché i valori aggregati possono risentire sia della diversa distribuzione delle priorità sia del mix delle prestazioni. E non consentono, da soli, di valutare l’efficacia delle politiche regionali».

Infine, resta aperta la questione della trasparenza sui tempi effettivi. «Un appuntamento proposto non è una prestazione erogata e l’aumento delle prenotazioni non dimostra una maggiore produttività. Per verificare i reali tempi di attesa dei cittadini occorre collegare prescrizioni, appuntamenti proposti e accettati e prestazioni erogate, facendo luce anche su cosa accade a chi non riesce a prenotare».

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