«L’Udc con Monti per cambiare l’Italia Zaia è un disastro»

De Poli, numero 2 al Senato: «Mai al governo con Sel Bersani vincerà alla Camera ma dovrà fare un patto con noi»
BARSOTTI - DE POLI IN REDAZIONE
BARSOTTI - DE POLI IN REDAZIONE

PADOVA. «Più alta è la lista Monti per l’Italia più alta è la possibilità di governare. Bersani vincerà con larga maggioranza alla Camera, ma al Senato difficilmente avrà i numeri. E allora al presidente Napolitano noi proporremo la riconferma dell’incarico di premier al professor Mario Monti».

Antonio De Poli, deputato Udc, numero 2 al Senato della lista Monti alle spalle del professor Dalla Zuanna, non ha dubbi: l’Udc rischia di sparire dalla scena politica. I sondaggi dicono che alla Camera la lista Monti viaggia al 15-16% e il partito di Casini arranca tra l’1 e il 2%. Ieri, nel corso del video forum al nostro giornale (condotto da Enrico Pucci e Claudio Malfitano), De Poli ha risposto alle domande dei nostri lettori e poi ha spiegato nei dettagli le trattative con Fli di Fini e Federico Toniato, il segretario del premier che ha vagliato con Enrico Bondi tutte le candidature. E ha ribadito che «l’Udc non andrà mai al governo con Sel di Vendola. Noi saremo il cuore e l’anima popolare della nuova classe dirigente selezionata con criteri di competenza e onestà».

Onorevole De Poli, Monti vola tra il 16 e il 19% mentre l’Udc profonda verso il basso. Come mai?

«L’Udc ha messo nel conto di essere sacrificata sull’altare dell’interesse nazionale: Casini ed io abbiamo deciso di appoggiare la discesa in campo del professor Monti perché l’Italia deve uscire dalla contrapposizione ideologica e dalla demagogia di Berlusconi. In un anno il premier ha ridato credibilità internazionale al nostro Paese e ora si tratta di avviare le riforme che l’Europa ci chiede: una sola Camera, riduzione dei parlamentari, abolizione delle Province, una nuova legge elettorale che cancelli la vergogna del Porcellum e poi va attuata la riduzione del deficit pubblico».

In Veneto la lista Monti intercetta due elettori di centrodestra e uno di centrosinistra, ma balzare quasi al 20% in due settimane è davvero una sorpresa: qui il consenso sembra più alto che altrove. Come mai?

«Monti è persona competente, rigorosa e molto tenace. E piace soprattutto in Veneto, terra cattolica, radicata al lavoro che non vede l’ora di poter eleggere un premier credibile che chiuda per sempre con il Pdl e la Lega. I sondaggi mi mettono di buon umore: la Lega che crolla dal 35 % del 2010 al 15% di oggi, il Pdl che scende dal 28 al 16%. Il Pd che non fa un passo avanti. Ecco, Monti intercetta tutto il voto di opinione in libertà, come Grillo sta incassando tutto il voto di protesta dei giovani delusi dalla politica. Basta con gli slogan di Roma ladrona e le bugie».

C’è chi non ha capito la discesa in campo di Monti: se fosse rimasto fuori dalla mischia elettorale avrebbe certamente potuto aspirare alla poltrona di Capo dello Stato, invece se perde le elezioni e arriva secondo rischia di fare il senatore a vita. O no?

«L’Italia ha bisogno di un nuovo leader: dopo il biennio fallimentare di Prodi abbiamo sperimentato Berlusconi che ci ha portati sull’orlo del baratro con il rischio di fallire come in Argentina. Ora si deve voltare pagina e Monti è il candidato premier più autorevole. Senza l’intesa con l’Udc non si governa, ma noi non faremo mai accordi con Sel».

Chi vede al Quirinale: Monti, Prodi o Casini?

«Il totopoltrone non mi appassiona. Prodi lo escludo a priori perché ci ha portati nell’euro senza costruire una solida base per difendere gli interessi italiani dai diktat tedesco-francesi. Casini? Spero accetti di guidare il gruppo Udc al Senato in una fase delicatissima: sarà una trincea. Monti? Ha detto che non ambisce al Quirinale e io gli credo».

Ci sono due questioni che tengono banco in questi giorni: la vicenda Mps e i rimborsi spese dei consiglieri regionali. Lei che ne pensa?

«E’ folle che gli italiani debbano pagare l’Imu e poi il governo utilizzi questi soldi per salvare Mps dal crac. Chi sbaglia deve pagare. I Tremonti bond sono un prestito al 7% e la banca deve trovare i mezzi per rimborsare i debiti e salvare i depositi dei correntisti. Il blitz della finanza in consiglio regionale? Mi pare che i partiti debbano girare pagina ed affidare a dei revisori autorevoli ed esterni al loro mondo la revisione dei bilanci».

Secondo lei, quanto dovrebbe guadagnare un parlamentare?

«Come un dirigente d’azienda o di un ente pubblico. A Roma io mi pago l’affitto e quando vado al ristorante non chiedo il rimborso del pasto e mi sposto in treno. Parto alle 5.33 o 6.40 alla mattina, non ho l’auto blu con l’autista. Ho fatto per un anno l’europarlamentare: guadagnavo 20 mila euro al mese ma era la morte civile e sono tornato in Regione con stipendio di 10 mila euro al mese».

Il Veneto ha tagliato molte prestazioni del sociale e a Treviso c’è stata una manifestazione di protesta: lei dov’era?

«In prima fila, con le tremila persone scese in piazza. Il Veneto ha fatto scuola in Italia per l’assistenza sociale. Sernagiotto e Zaia hanno scritto la pagina più brutta della loro storia. Quand’ero assessore ho organizzato la protesta a Roma contro l’allora ministro Turco e l’abbiamo spuntata. Zaia è una delusione su tutto e l’ho definito un asino. Aveva promesso l’avvio del nuovo ospedale di Padova e non ha mosso un dito. Se non ci sono i soldi lo dica e allora trovi le risorse per ristrutturare quello attuale. Invece la Lega fa prevalere gli interessi di Verona e Treviso e penalizza Padova: calpestare la storia della medicina in Europa non conviene a nessuno».

Nelle vostre liste ci sono molti paracadutati da Roma e tanti leader locali che hanno rinunciato. Bergamo, Roman, Venturini ecc... Come mai?

«Abbiamo deciso di candidare il ministro dell’Agricoltura Catania in Veneto 1 per dare un segnale di attenzione ad un mondo che ha dovuto fare i conti con gli ex ministri Zaia e Galan e attende di essere risollevato da un professionista competente».

Parliamo di diritti civili per le coppie che convivono e di cellule staminali: lei cosa propone?

«Sono lontano dalle posizioni della Binetti e di Buttiglione, ma credo che la famiglia naturale sia basata sul matrimonio e non sono ammesse deroghe.

Altra cosa è riconoscere i diritti civili, dalla pensione all’assistenza sanitaria, alle coppie che convivono, ma sono lontano anni luce dalle posizioni di Vendola. Per le cellule staminali, la ricerca biomedica sta aprendo orizzonti nuovi ma l’idea che l’uomo possa essere clonato e la vita riprodotta artificialmente come si vede nei film di fantascienza non mi convince».

Onorevole De Poli: nel suo futuro c’è la poltrona di sindaco a Padova magari dopo una sfida con Bitonci?

«Fare il sindaco della propria città è l’esperienza più bella che un politico possa realizzare: dipende dai cittadini. Ora siamo all’opposizione».

Calcio: lei per chi fa il tifo?Padova o Cittadella?

«Per il Vicenza. Da ragazzino ho giocato nelle giovanili quando il grande Vicenza di Paolo Rossi lottava per lo scudetto».

(A cura di Albino Salmaso)

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