Mai così poca pioggia in Veneto negli ultimi 25 anni

L’Arpav segnala il record negativo, da dicembre caduti appena 10 millimetri d’acqua
Foto 3bmeteo.com
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PADOVA. Dicembre e gennaio senza piogge, come non accadeva da 25 anni. È vero che nel Veneto la stagione invernale è solitamente la meno piovosa, ma quest’anno l’ultima vera pioggia, diffusa e consistente, risale al 25- 26 novembre 2016.

Se tralasciamo la spruzzata in molte zone di neve, del 12 e 13 gennaio, nel Veneto non ci sono state precipitazioni. Una siccità che per il momento non ha provocato danni alla colture, che in questo periodo sono in stato di riposo vegetativo, ma che diventerebbe molto preoccupante se perdurasse ancora a lungo. Problema analogo a quello dello scorso anno, risolto poi con le nevicate di fine inverno.

«La quantità di pioggia in questa prima parte dell’inverno, dal 1 dicembre ad oggi, ammonta a circa 10 mm di acqua contro una media che nei due mesi di dicembre e gennaio dovrebbe aggirarsi sui 140 millimetri», spiega Marco Monai, direttore del servizio Meteo dell’Arpav, l’ente per la protezione ambientale del Veneto.

«L’analisi della serie di dati degli ultimi 25 anni (a partire dal 1992) - prosegue il metereologo - evidenzia come il bimestre dicembre-gennaio di quest’anno si stia dimostrando come il più secco su tutto il territorio regionale. Altre annate particolarmente colpite dalla siccità, con quantitativi di pioggia nei due mesi inferiori ai 50 mm, sono state l’anno scorso (2015-2016), il 2011-2012, il 2001-2002 e il 1999-2000».

Per i prossimi giorni inoltre, ancora niente pioggia in vista: «Al momento le previsioni a medio termine indicano sulla nostra regione ancora precipitazioni assenti o con una probabilità molto bassa, almeno fino a domenica 29», conclude Monai. Per l’agricoltura per il momento la situazione è sotto controllo.

«Se però queste condizioni dovessero protrarsi ancora per le prossime 5 - 8 settimane, alla ripresa vegetativa potrebbero riscontrarsi problemi per tutte le colture erbacee ed arboree, aggravato anche dalla scarsità di neve che si riscontra nelle zone montane della regione, potrà ripercuotersi assai negativamente nei riguardi dell’approvvigionamento idrico primaverile-estivo, periodo in cui la richiesta idrica delle colture sarà ai massimi livelli», afferma l’agronomo dell’Arpav, Alberto Bonini. A rischio sono in particolare i raccolti di frumento e orzo, anche se per il momento è un’eventualità ancora marginale.

La siccità, se dovesse continuare, renderebbe inoltre meno efficaci le lavorazioni tardo-invernali del terreno necessarie per la preparazione del letto di semina delle colture primaverili-estive come bietola, mais e soia.

La Coldiretti mette in evidenza che le basse temperature hanno portato beneficio alla qualità del radicchio: «Per ora» conferma Martino Cerantola presidente di Coldiretti - nel Veneto, «la situazione è sotto controllo: gli ortaggi sono protetti dal gelo nelle serre riscaldate. Il radicchio è beneficato dalle basse temperature delle scorse settimane e le colture estensive non sono a rischio.

Anche gli animali sono accuditi secondo le regole del benessere. Certo è piovuto poco, ma non ci sono allarmi per le riserve idriche. Gli agricoltori si stanno abituando sempre di più a fare i conti con gli effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano con eventi estremi, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ma intense. Il repentino passaggio dal sereno al maltempo, siccità e bombe d’acqua, ma anche gelate estreme e picchi di calore anomali che si alternano durante l’anno e lungo tutta la Penisola, sono diventate la norma».

Il vero allarme per le colture, se nel frattempo la piovosità non tornerà nella norma, potrebbe scattare a marzo quando ci sarà la ripresa vegetativa delle piante e con le semine ci sarà bisogno di irrigare.
 

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