Medici, nel 2022 picco dell’esodo: -2500. Concorsi aperti ai laureati specializzandi

VENEZIA. Ha coniato il termine “Jurassic doctor”, memore forse del lessico vivace del padre Nino, giornalista-veterano di nera e giudiziaria. Giovanni Leoni, chirurgo a Venezia e segretario regionale dei medici ospedalieri aderenti alla Cimo, dà voce all’insofferenza di tanti colleghi a fronte del deteriorarsi delle condizioni di lavoro: «L’attuale carenza di specialisti non è una fatalità, c’è una manifesta responsabilità della politica, dei governi di ogni colore da dieci anni a questa parte, incapaci di assicurare alla sanità una corretta programmazione garantendo così al qualità delle prestazioni ai cittadini», è la premessa. Che a fronte della prospettiva di richiamare in servizio i quiescenti, diventa critica pungente: «La soluzione immediata e più semplice sarebbe prolungare il mantenimento in servizio a chi ne faccia domanda oltre gli attuali limiti di età, saltando uscite e rientri. Viceversa, Non credo sia dignitoso ventilare ad un medico la possibilità di esercitare ancora in una posizione lavorativa da cui è stato congedato magari solo poco tempo prima, contando sulla passione innata che persiste nell’intimo di chi opera opera nella nostra categoria».
Nel merito della delibera approvata dall’amministrazione di Luca Zaia, il segretario della Cimo nutre forti perplessità di carattere legale: «La Regione Veneto, con un’ardita opera interpretativa di due disposizioni di legge, afferma essere possibile la stipulazione di contratti di lavoro autonomo con medici in quiescenza. Una di queste, però, prevede espressamente la responsabilità di fronte alla Corte dei Conti dei dirigenti che, per conto dell’amministrazione, hanno stipulato i contratti in violazione della normativa vigente. Rischi di interruzione di pubblico servizio? A me sembra che le stesse condizioni contemplate, a cominciare dall’ “impossibilità oggettiva di utilizzare il personale interno”, escludano tale opzione. Siamo fuori dalla previsione normativa e la Giunta lascia il problema ai dirigenti che apporranno la firma... ».
Sul versante strettamente clinico, Leoni è a dir poco scettico: «Ai colleghi vicini ai settant’anni che accettassero di tornare in reparto non potremmo certo richiedere guardie notturne, reperibilità, festivi o turni prolungati per l’emergenza. Il carico di lavoro, così, graverebbe ancor più sul personale “superstite”, già sotto pressione. Non mi pare davvero una prospettiva felice». —
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