Migranti, solo il 26% ottiene il diritto d’asilo. Gli altri? Clandestini

Le commissioni di Padova, Verona e Vicenza hanno il record dei respingimenti delle richieste. Bologna ne accoglie 4 su 5
FERRO - AGENZIA BIANCHI - PADOVA. CASERMA PRANDINA
FERRO - AGENZIA BIANCHI - PADOVA. CASERMA PRANDINA

PADOVA. Ai rifugiati conviene evitare di chiedere asilo rivolgendosi alle Commissioni territoriali del Veneto. La notizia che circola nel tam tam degli addetti ai lavori è confermata dai dati sull’attività delle Commissioni di Verona, Padova e Vicenza.

In questa regione riesce a ottenere una qualche forma di protezione (status di rifugiato, protezione sussidiaria, o protezione umanitaria) poco più di una domanda su cinque, mentre a Bologna la proporzione è esattamente opposta, solo il 30% dei richiedenti esce dall’esame della commissione senza ricevere alcun tipo di protezione e a Milano la protezione viene accordata a circa metà di coloro che presentano la domanda. Il dato, a livello nazionale, vede il 35% delle domande accolte. Il motivo della discrepanza è probabilmente nella formazione delle Commissioni. Ogni sezione è composta da un rappresentante prefettizio, un funzionario di Polizia, un rappresentante Unhcr e un rappresentante designato dal Comune. In due-tre ore di audizione il richiedente asilo deve convincere i commissari dei pericoli dai quali è fuggito e la commissione deve valutare se ha diritto a qualche forma di protezione. «Ma spesso» spiega l’avvocato Marco Paggi che per conto della Cgil di Padova si occupa di molti di questi casi «il personale delle commissioni, in particolare quello designato dagli enti locali, non è adeguatamente formato per esaminare casi delicati, e allora entrano in gioco pregiudizi e convinzioni personali, magari non immuni da motivazioni politiche». Ed è così che casi simili vengono valutati diversamente. Un siriano che fugge dalla guerra sarà quasi sicuramente “accolto” se esaminato a Milano, mentre potrebbe essere respinto se presenta la sua domanda a Padova o a Verona.

Il tema è all’ordine del giorno a livello nazionale sulle questioni riguardanti i richiedenti asilo. Lo conferma il senatore Gianpiero Dalla Zuanna (Pd): «Proprio per rendere più omogenea la situazione a livello nazionale, a Roma stiamo valutando di togliere i rappresentanti delle amministrazioni locali delle Commissioni territoriali per il diritto di asilo».

Dalla Zuanna, professore di demografia all’Università di Padova, al tema della (mala)gestione dei rifugiati nel nostro Paese ha dedicato un capitolo del libro uscito da poche settimane “Tutto quello che non vi hanno detto sull’immigrazione”, scritto assieme al sociologo Stefano Allievi.

«Sui rifugiati l’Italia sbaglia tutto. Continuando a trattare come un’emergenza un problema che invece è - e rimarrà - normalità, si spreca denaro e ci creano problemi di ordine pubblico». La denuncia viene da più parti, diverse e concordi. Il sindaco di Treviso, Giovanni Manildo, ha denunciato che i due terzi dei profughi accolti sul territorio sono ospitati in soli tre Comuni, tutti a guida democratica. Il presidente della Regione Luca Zaia ha ribattuto che due su tre sono finti profughi e per questo nessuno li vuole.

I punti critici sono tre: commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale in numero insufficiente, criteri per la concessione dei benefici applicati in maniera troppo discrezionale e infine le modalità di gestione dei profughi: vitto e alloggio in strutture enormi, con una sorta di “reddito di cittadinanza” a fondo perduto.

Le commissioni che esaminano le domande dei richiedenti asilo sono un collo di bottiglia. Troppo poche e troppo lente. Nel Veneto fino a un anno fa c’era un’unica commissione che esaminava le pratiche, a Verona, poi se ne è aggiunta una seconda a Padova e da aprile un’altra a Vicenza. Ciascuna lavora al ritmo di circa 15 pratiche al giorno, cinque giorni la settimana. «Il tempo di attesa medio è di 4-5 mesi» spiega il viceprefetto e presidente della Commissione di Padova Antonello Roccoberton. Se lavorassero sei commissioni in sei province, i tempi si abbatterebbero e le problematiche di presenza protratta sarebbero ordinaria amministrazione. Si attende a breve l’avvio di una nuova commissione a Treviso.

Un altro problema è come viene gestita l’attesa. I profughi dovrebbero essere distribuiti sul territorio, ma in realtà nessun sindaco li vuole nel proprio Comune. «Tutti sono d’accordo - afferma Dalla Zuanna - sul fatto che questo modello non funzioni. È certo che se ammassiamo centinaia di persone in una caserma esce il peggio di loro. Da un punto di vista civico non è bello vedere persone che passano le giornate senza fare niente e ricevono una sorta di reddito di cittadinanza, i 35 euro al giorno per il loro mantenimento, che agli italiani sono negati. Occorre invece creare una struttura di accompagnamento degli enti locali, e attuare contestualmente, concordandoli prima, dei meccanismi di incentivazione e di compensazione dei Comuni, e soprattutto, programmare i flussi, spiegandoli a sindaci e cittadini. Le associazioni e le cooperative che si occupano di gestione delle emergenze dovrebbero essere professionalizzate anche su questioni come insegnamento della lingua, supporto psicologico, assistenza di donne e minori dell’inserimento scolastico e lavorativo. E poi è necessario coinvolgere l’opinione pubblica per ottenere il consenso informato».

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