Crisi in Medio Oriente, bombardata la base in Kuwait con i militari di Istrana: salvi nei bunker
Rappresaglia iraniana ad Ali Al Salem in Kuwait, dove opera una decina di uomini dalla Marca: sono tutti illesi. Nessun velivolo del 51esimo Stormo si trova al momento in quella base

L’allarme, la corsa nei bunker, le bombe che cadono. Ci sono anche militari trevigiani, in forza al 51esimo stormo di Istrana dell’Aeronautica militare, all’interno della base aerea di Ali Al Salem in Kuwait colpita sabato 28 febbraio da un attacco missilistico iraniano.
«Sono tutti incolumi, erano nei bunker», ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di un punto stampa alla Farnesina dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran e la risposta di Teheran, «ci sono stati danni ingenti alla pista, ma non ci sono militari italiani feriti e non ci sono italiani coinvolti in nessuna azione militare», ha aggiunto.
Sono almeno una decina, secondo fonti dell’Aeronautica, i militari da Istrana ora a Salem, in Kuwait. Nessun aereo del 51esimo è dispiegato lì in questo momento, in passato sì, secondo un programma a rotazione: ora «i nostri militari sono presenti con funzione di appoggio logistico», spiega la stessa fonte.
I familiari dei trevigiani stanno vivendo queste ore con estrema apprensione, cercando di avere notizie in tempo reale. Sono presenti lì al momento circa 300 italiani fra militari e civili dipendenti di Leonardo. I soldati americani sono oltre 13 mila. Kuwait News Agency, agenzia di stampa ufficiale dell’emirato, ha riferito che i proiettili sono stati «intercettati con successo» e detriti sono caduti intorno alla base, a circa 40 km dal confine iracheno, nota come “The Rock” per il suo ambiente isolato e aspro, ha dichiarato all’agenzia il portavoce del ministero della Difesa. Secondo quanto riferito dal personale sul posto – rende noto il Sindacato unitario lavoratori militari – diversi missili sono caduti nel perimetro della base: sono scattate le procedure di sicurezza e tutto il personale si è tempestivamente messo al riparo nei bunker, come da protocollo.
«Tutte le basi, le strutture e le risorse delle forze ostili nella regione saranno considerate obiettivi legittimi nell’ambito dell’esercizio del diritto di autodifesa dell’Iran»: Abbas Araghchi, ministro degli Esteri di Teheran, lo ha ribadito in una lettera all’Onu. Qualche ora prima, le Guardie della rivoluzione islamica avevano risposto ai raid congiunti di Usa e Israele attaccando le installazioni militari americane negli stati del Golfo persico e in altre aree del Medio Oriente. La propria vita a rischio, sempre: per i militari impegnati all’estero, convivere col pericolo è un’abitudine professionale.
Le tensioni degli ultimi mesi hanno fatto aumentare il livello di guardia, e l’attacco di sabato rappresenta il punto più drammatico. Al momento non ci sono informazioni sul programma di rientro dei militari trevigiani. «Il monitoraggio è continuo con livello di allerta elevato», ha detto al Tg1 il colonnello Marco Magnini, comandante della task force Air Kuwait.
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