Montagna, tragedia sul Monte Bianco: muore durante il corso di Guida alpina

Carlo Chiodini, 43 anni, viveva tra Pozzale di Pieve di Cadore e Maniago. Lascia un figlio, il papà: «Ragazzo straordinario»

Giulia Soligon

Sognando di raggiungere una croce di vetta ha trovato la morte. Carlo Chiodini, 43 anni, cadorino da parte di mamma, è morto ieri sul Monte Bianco dove stava partecipando sul versante francese al corso organizzato dal collegio guide alpine del Friuli Venezia Giulia. Ingegnere di professione con una brillantissima carriera nel settore navale che aveva lasciato per stare più vicino al figlio, di sette anni, Chiodini abitava a Pozzale, frazione di Pieve di Cadore. A Maniago, dove risiedono i genitori e la sorella, tornava spesso ultimamente. Il corso era alla fase finale, gli mancavano ancora pochi mesi prima di coronare il traguardo, animato dalla grande passione per la montagna e per lo sport in generale. Carlo, come lo ricordano tutti, era un uomo fuori dal comune: diventava eccellente in qualunque cosa decidesse di studiare, imparare, praticare. E faceva tutto con umiltà.

Ieri doveva essere uno step decisivo di avvicinamento all’obiettivo di diventare guida alpina. Ma si è trasformato in tragedia. L’incidente si è verificato intorno alle 13.30 a 3400 metri di quota sul Grand Flambeau. In cordata, è stato travolto da un distacco di massi e pietre che ha investito il gruppo.

Lui ha avuto la peggio, un altro partecipante al corso, proveniente da Roma, è rimasto ferito, ma non è in pericolo di vita. Incolume infine l’istruttore guida che si trovava con loro, originario del Trentino Alto Adige. «Si tratta di un evento fortuito, una scarica di sassi, un pericolo che non si può calcolare. Non è stata una negligenza da parte di qualcuno. Dietro questi corsi c’è un'equipe che decide dove andare e cosa fare nei minimi dettagli. Il giorno prima c’era una cordata sulla stessa via e non è successo nulla» ha affermato Daniele Guagliardo presidente delle guide alpine del Friuli Venezia Giulia.

Papà Giancarlo Chiodini, già manager Electrolux e Benetton, risponde al telefono di ritorno dalla Francia verso Maniago, con la moglie Carolina Godina, titolare per molti anni di un noto negozio di ottica in centro a Maniago.

Ha voluto vedere il corpo di suo figlio, «avrei voluto sdraiarmi al suo fianco e rimanere là al suo posto. Carlo era un ragazzo straordinario. Dopo essersi laureato in ingegneria Navale a Trieste, aver fatto un master, aver lavorato 16 anni nel settore, progettato una nave super tecnologica di cui ha seguito la costruzione in Corea, aveva lasciato tutto per fare quello che in realtà è un mestiere difficilissimo, la guida alpina.

Lo aveva fatto per poter stare vicino a suo figlio, che ha sette anni. Aveva iniziato la formazione non senza difficoltà iniziale, ma ormai era alla fine del percorso...Ma è andata così: lui e l’altro allievo erano dietro e sono stati colpiti da delle slavine. L’istruttore, che era sulla curva davanti, è rimasto illeso».

L’ultimo messaggio di Carlo era arrivato giovedì mattina via Whatsapp: «Mi ha scritto gli auguri per la festa del papà...Non era da lui prestare attenzione a queste cose, ma mi ha scritto prima di partire».

 

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