Mose: restituiti 1,41 milioni al Consorzio

VENEZIA. Decreto di sequestro annullato per “calcoli non rimediabili”: così ha deciso il Tribunale del Riesame, che ha quindi restituito al Consorzio Venezia Nuova il milione e 418 mila euro del quale la Procura di Venezia aveva ottenuto dal gip Alberto Scaramuzza il sequestro, in vista di una futura confisca. Restituiti anche 12 mila euro a Technostudio, la società dell’architetto Danilo Turato che si occupò del restauro di Villa Rodella dell’ex governatore Giancarlo Galan: lavori pagati - hanno ribadito ieri i pm Ancilotto e Buccini in udienza - con fondi provenienti dalle sovrafatturazioni fasulle delle imprese del Consorzio, Mantovani in testa, ai tempi della gestione Mazzacurati-Baita. Quella stessa villa Rodella - curiosità a margine - che lo Stato ha confiscato a Galan, perché non ha pagato i 2,6 milioni di euro di multa concordati con il patteggiamento e che il parlamentare agli arresti domiciliari avrebbe dovuto lasciare già a fine settembre: gli sono stati concessi altri 20 giorni di tempo per completare il trasloco nella sua nuova “villetta” in affitto sui Colli Euganei.
Tornando alla decisione del Riesame, l’orizzonte è quello dell’inchiesta Tangenti Mose e, in particolare, il filone relativo alla responsabilità amministrativa delle società coinvolte nell'inchiesta per i reati commessi dai loro amministratori o dirigenti, sulla base della legge 231 del 2001: la Procura aveva chiesto il sequestro per cifre pari al profitto per corruzione di chi all'epoca era ai vertici delle imprese. In udienza, i legali del Consorzio hanno ribadito più volte che oggi è gestito da tre commissari straordinari di nomina governativa, a rimarcare l’assoluta separazione dalla gestione Mazzacurati-Baita, dei cui illeciti non possono essere chiamati a rispondere gli amministratori di oggi. Ma il Tribunale del Riesame è andato oltre, evidenziando un errore di calcolo, tale da far annullare il sequestro. E la faccenda si ingarbuglia al punto da veder alquanto complicata la possibilità di sbrogliare la matassa: per i giudici, il sequestro va calcolato in riferimento alla sanzione per ex amministratori o dipendenti al momento del patteggiamento, detratto quanto ha già pagato dal legale rappresentante delle società. Un conto che non è stato fatto, anche perché le sanzioni erano in alcuni casi relative sia a reati di corruzione sia fiscali, voce quest’ultima che va invece scomputata. Contorsioni della legge: un calcolo che può fare solo il giudice per le udienze preliminari. Fattibile su richiesta della Procura, ma con tempi molto lunghi.
Resta, invece, con il cerino in mano chi - dopo aver presentato ricorso al riesame - vi ha rinunciato: così per «Grandi Lavori Fincosit» (809 mila euro), «Mantovani» (1,613 milioni) e «Adria Infrastrutture» (2,3 milioni) e quanti si sono nei giorni scorsi visto respinto il ricorso per un vizio di forma, come «Cooperativa San Martino (87 mila euro), «Nuova Coedmar» (643 mila) e della «Condotte d'acqua» (805 mila). I loro soldi restano sotto sequestro.
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