Postò un video: «Il Covid non esiste». È diffamazione, no vax condannato

L’uomo girò un filmato dei corridoi deserti dell’ospedale di Treviso per dimostrare che la pandemia non c’era. L’allora direttore generale dell’Usl lo aveva denunciato: «Sono fake news». Il giudice lo condanna a un anno

Marco Filippi
Il corridoio deserto dell'ingresso al Ca' Foncello
Il corridoio deserto dell'ingresso al Ca' Foncello

In pieno periodo Covid, mentre uomini e donne di tutte le età lottavano tra la vita e la morte nei letti dell’ospedale, attaccati a un respiratore, lui stava al di là del vetro, fuori dal reparto, e filmava i corridoi vuoti del Ca’ Foncello per dire che il Covid era tutta un’invenzione.

Per questo motivo il 48enne Francesco Fella, negazionista convinto e autore di un surreale video postato sui social oltre cinque anni fa, è stato condannato ad un anno di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 3.000 euro all’Ulss 2, costituitasi parte civile con l’avvocato Federico Vianelli. Il giudice Sara Pitinari ha stabilito che eventualmente sia un giudice del tribunale civile a quantificare la cifra del risarcimento all’Ulss 2.

Fella (difeso dall’avvocato Nicoletta Gasbarro) era accusato di diffamazione, violazione di domicilio e interferenza illecita nella vita privata. Lo aveva denunciato l’Ulss 2 dopo la pubblicazione del “reportage” a novembre del 2020, nel pieno della seconda, violentissima ondata della pandemia, con il personale sanitario impegnato in uno sforzo immane per far fronte all’onda crescente di ricoveri.

Tra i testimoni sentiti in aula anche Francesco Benazzi, all’epoca direttore generale dell’Ulss 2 della Marca Trevigiana, e la dottoressa Micaela Romagnoli, primario di pneumologia al Ca’ Foncello, che avevano raccontato in aula come erano venuti a conoscenza del video e com’era in realtà la situazione di assoluta emergenza nei reparti a causa del Covid.

«Emergenza zero, panico zero»: questo diceva Fella nel video, filmando però il pronto soccorso del Ca’ Foncello e l’esterno della Terapia intensiva, reparto al quale, per ovvie ragioni di natura sanitaria, non gli era stato permesso di accedere.

Il video era diventato virale sui social, aveva raggiunto migliaia di utenti e a suo modo contribuito nella diffusione di un sentimento negazionista che nella Marca, nei mesi successivi, si sarebbe fatto vedere anche nelle affollate proteste di piazza della galassia No vax. Quel giorno di novembre del 2020, però, più di qualcuno aveva gridato allo scandalo, a partire da chi, nel reparto di terapia intensiva, ci era finito per davvero a causa del Covid, uscendone vivo ma portando con sé ricordi dolorosissimi - oltre che guai fisici - che nemmeno il tempo avrebbe mai guarito del tutto.

Il direttore generale dell’azienda sanitaria, Francesco Benazzi, all’epoca intervenne immediatamente per ribattere alle fake news contenute nel video di Fella.

E lo fece, assieme al personale sanitario, con un altro video, realizzato all’interno della vera Terapia intensiva, in cui venne mostrata la reale situazione del reparto. Che era quella di cui tutti parlavano: pazienti intubati, tutti i posti letto occupati, sforzi sovrumani da parte del personale sanitario. Al video l’Ulss fece seguire la denuncia per diffamazione nei confronti dell’uomo che ha portato alla condanna. Il pubblico ministero aveva chiesto la pena di un anno e mezzo.

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