Soffoca e uccide la suocera, l’allarme del medico: «Carichi assistenziali enormi, famiglie lasciate sole»
Il dottor Stefano Bellon dopo la morte di Maria Zanasca uccisa dal genero a Saonara: «Carichi assistenziali enormi e poco sostegno. Il peso non può ricadere sulle famiglie»

«Quello che è accaduto è un episodio drammatico. Dietro a fatti come questo ci sono spesso situazioni familiari che si trascinano per mesi o per anni, carichi assistenziali enormi e persone che si trovano improvvisamente a dover affrontare una malattia come l’Alzheimer senza avere gli strumenti, le competenze e il sostegno necessari».
Parte da qui la riflessione del dottor Stefano Bellon, medico di medicina generale padovano, presidente dell’Ipab AltaVita Ira, segretario generale della fondazione La miglior vita possibile, coordinatore regionale veneto della Federazione cure palliative (Fcp).
Dottor Bellon, cosa ci dice questo episodio?
«Si tratta di un caso estremo, ma ci ricorda una realtà con cui dobbiamo confrontarci sempre più spesso».
Cioè?
«Le famiglie che si trovano da sole e in grande difficoltà nella gestione di persone anziane non autosufficienti, soprattutto quando queste sono affette da gravi patologie. I casi di fragilità aumentano, mentre il sistema di accoglienza e assistenza è sottoposto a una pressione crescente. Non sempre riusciamo a dare risposte tempestive e adeguate a tutti».
Quindi, che bisogna fare?
«Bisogna stare sempre più attenti ai segnali premonitori. Speriamo che le istituzioni diano un colpo di reni per avvicinarsi alle famiglie in difficoltà».
Si vive sempre più a lungo. Come cambia, di conseguenza, la gestione della fragilità?
«In una società in cui cresce rapidamente il numero degli anziani soli, diventa fondamentale ricostruire una rete di prossimità. Dobbiamo coinvolgere tutto il territorio: le farmacie, i supermercati, i piccoli negozi, le edicole che ancora resistono, i servizi sociali e sanitari, i vicini di casa. Tutti possono contribuire a mantenere una maggiore attenzione sulle persone fragili. Occorre investire nei quartieri e nei distretti sanitari e creare condizioni perché le persone possano sentirsi meno sole. Il senso di comunità e di prossimità va coltivato e stimolato, superando quell’individualismo che ci contraddistingue».
In certi casi può essere particolarmente difficile gestire anziani malati.
«Assistere una persona con una malattia come l’Alzheimer richiede preparazione, competenze e supporto. Non possiamo pensare che tutto questo peso possa ricadere sulle famiglie o sulla solidarietà spontanea dei cittadini. Per le situazioni più gravi e complesse, i centri di servizi per anziani rappresentano una risposta indispensabile. L’ente programmatore deve però essere in grado di cogliere i segnali di disagio e, insieme ai servizi, costruire risposte adeguate».
Le rette delle case di riposo sono spesso molto alte.
«È vero. È un problema concreto che non possiamo ignorare: molte famiglie non possono permettersi di sostenere i costi di una Rsa, perché le rette sono elevate. E non tutte possono permettersi una badante, magari anche solo per alcune ore al giorno. È una difficoltà oggettiva. Mi sembra che l’assessora regionale Paola Roma abbia mostrato sensibilità e le migliori intenzioni nel voler affrontare più da vicino i grandi problemi legati alla fragilità dell’anziano. Questa attenzione dovrà tradursi in interventi concreti, a partire dall’avvio degli Ats con un forte coinvolgimento dei Comuni».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova










