Panchine rimosse, è bufera su Padova
Rossi: non le abbiamo tolte per gli immigrati. Zanonato: non sono Gentilini, le rimetterò. L'assessore al Verde: tutto rientra in un progetto da 100 mila €
Le panchine di via Manzoni a Pontecorvo fatte sparire in fretta e furia dal Comune dopo che i residenti lamentavano degrado per l'assembramento d'immigrati? Torneranno presto al loro posto. Anzi, verranno sostituite con panchine nuove in sintonia coi giardini e i bastioni delle mura del Cinquecento che separano la Padova medievale del Santo e Prato della Valle, dai quartieri del Novecento. Chi pensava che Zanonato volesse emulare lo sceriffo leghista di Treviso Gentilini resterà deluso. Anche se l'idea piace all'Idv: dopo il muro di via Anelli e la crociata anti-lucciole, questa è un'altra battaglia di legalità.
Zanonato non intende però dare la caccia agli «immigrati-leprotti» e nemmeno partecipare alle ronde della sicurezza.
Anche perché a far rimuovere le panchine è stato l'assessore al Verde Ivo Rossi, che rincara la dose: «Ma quale Gentilini, ma quale Zaia e gli asinelli che mangiano l'erba. Era già tutto deciso sette mesi fa. I tecnici del settore Verde hanno agito in assoluta autonomia. In bilancio ci sono 100 mila euro da spendere per il recupero della splendida cinta muraria: ne voglio fare un parco e recuperare l'identità storica di Padova. Basta andare alla Stanga per scoprire che sulle panchine tra i fiori di via Venezia c'è posto per tutti: studenti, famiglie e immigrati. Ho problemi assai più seri da affrontare. La Corte dei conti ha avviato un'indagine sui costi del metrò ma sono assolutamente tranquillo perché la transazione con il Consorzio Mantegna è avvenuta senza che il Comune sborsasse un solo euro in più. E questo nessun giornale lo scrive. Altro che panchine e caccia agli immigrati: quando sono rotte, i miei tecnici le cambiano».
Ma se a Padova basta togliere un paio di panchine per tenere alto il dibattito sul tema sicurezza e conquistare i titoli dei Tg nazionali, significa che la misura è colma. Anzi, che il livello di guardia non è mai sceso. Forse perché i mass-media nazionali non hanno mai staccato la spina da via Anelli. Il ghetto si sta svuotando? Pazienza. Tiene banco il degrado con lo spaccio di droga, che dalla Stanga si è spostato in tutta la città, con tanto di interviste raccolte da Percorsi di Rai 3.
Non è finita. Se poi alla festa dell'Unità di Chiesanuova, Zanonato e Cofferati ribadiscono che la legalità è un valore da far rispettare e non una contesa ideologica tra destra e sinistra, a Roma nel quartier generale Ds dopo aver letto Repubblica ieri si sono chiesti: ma dove vogliono arrivare i due sindaci «rossi» più famosi d'Italia? Mietere consensi tra la destra e la Lega con il loro pugno di ferro e tirare la volata a Veltroni mentre sta per lanciare il Partito democratico?
Un paio di telefonate di prima mattina e il giallo delle panchine rimosse si è chiarito: con il caldo d'estate la fantasia, a Roma come nei quartieri di Padova, può regalare brutti scherzi. Stop alla dietrologia.
Ma dopo la crociata contro la prostituzione selvaggia lungo le strade, ora tiene banco la polemica sulle panchine-fantasma di via Manzoni, al punto che l'onorevole Antonio Borghesi dell'Italia dei Valori si lascia andare a giudizi impegnativi: «Pieno appoggio alla linea sulla sicurezza del sindaco: rimuovere le panchine non è leghismo ma estirpare l'illegalità. Noi siamo dalla parte di Cofferati e Zanonato». E lui?
«A Padova ci sono 500 panchine, se le volessi togliere inizierei dai giardini dell'Arena e non certo da via Manzoni dove nessuno si siede. Noi vogliamo integrare gli immigrati che lavorano onestamente e colpire chi delinque, spaccia droga e sfrutta la prostituzione. Italiano o straniero che sia, la legge è uguale per tutti. E non predico razzismo», conclude Zanonato.
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