Martella sconfitto a Venezia, il Pd fa autoanalisi: «Oltre ai partiti serviva la civica»

A 48 ore dal voto comincia la resa dei conti. Subito i congressi del partito. E scattano le richieste di dimissioni. Il segretario Bellomo: «Pronto a ogni decisione». Saccà: «Sono stati fatti molti errori». E Martella ringrazia gli elettori

Francesco Furlan
Andrea Martella la sera delle elezioni dopo la certezza della sconfitta, abbracciato dai sostenitori (foto Porcile)
Andrea Martella la sera delle elezioni dopo la certezza della sconfitta, abbracciato dai sostenitori (foto Porcile)

«Una débâcle», «un disastro», «un ko». Esponente del centrosinistra che chiami, definizione che trovi. A 24 ore dall’esito «inatteso e nefasto» delle urne l’incredulità non è scemata, e però si prova a capire che è successo. Dovremo fare una seria analisi, si dice in questi casi. Ma hai voglia a fare l’analisi sezione per sezione: l’onda gialla ha spazzato via tutto, solo il centro storico è rimasto rosso.

La polemica sulla partecipazione del bengalesi al voto, certo. La moschea, di sicuro. «Ma quando perdi con un distacco simile non può esserci un solo motivo», riflette il consigliere uscente e rieletto Gianluca Trabucco, «dire che la responsabilità è del candidato sindaco è assai ingeneroso. Con il senno di poi forse potevamo costruire una lista civica del candidato sindaco Martella, ci avrebbe permesso di raccogliere voti in mondi che non sono quelli del Pd». È un pensiero che, in queste ore, ha attraversato molti nel partito.

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Ma se la lista non si è fatta è stato per i malumori nello stesso Pd e nelle altre civiche della coalizione che temevano di essere cannibalizzate. Perché, a dirla tutta, il Pd ha pure tenuto, al 24,8%. Magra consolazione. Il Pd era il partito guida, e ora in tanti dicono che ha incassato i voti ma non ha guidato la coalizione. «Campagna sbagliata, con tutti i candidati c’è stata una sola riunione, a una settimana dal voto».

C’è chi chiede la testa dei segretari provinciali, Matteo Bellomo (sempre al fianco di Martella nella campagna elettorale) e della segretaria comunale Monica Sambo (un po’ più defilata).

Ecco cosa scrive il militante Pd e avvocato Matteo D’Angelo: «Nei partiti seri, chi ha responsabilità di gestione e governo, propone la ricetta per vincere e poi perde rassegna le dimissioni un minuto dopo. Invece a Venezia gli stessi che perdono elezione dopo elezione sono sempre lì a spiegarti cosa fare per vincere. E sono i primi a pontificare quando si perde. Come se non avessimo visto gli sgambetti fatti ad Andrea».

E quindi che succederà in questo Pd veneziano, cinquecento iscritti alle sezioni, che in queste settimane rischia di trasformarsi in un Vietnam? Subito i congressi comunali, provinciale e regionale (il segretario è lo stesso Martella), che si immaginava di poter fare a settembre. Basterà? «Mi assumo le mie responsabilità e anche di più, rivendico le scelte fatte, credo che Andrea abbia fatto una campagna straordinaria, non potremmo aver avuto un candidato migliore, con una squadra vera, una coalizione che va preservata», dice il segretario provinciale Bellomo, «in queste ore convocherò gli organismi di partito, sono disponibile a qualsiasi soluzione».

Anche Sambo, passata in pochi mesi dal suo risultato record alla regionali (eletta a Palazzo Ferro Fini con più preferenze di Zaia) è pronta a convocare il congresso comunale. È probabile che finisca così, senza spargimenti di sangue: con i congressi aperti i segretari decadranno.

Ma c’è chi si aspetta un gesto politico. Dice Giuseppe Saccà, fino all’altro ieri capogruppo dem a Ca’ Loredan, dove è stato rieletto: «Ci vuole molta onestà intellettuale da parte di tutti, per ottenere un risultato del genere vuol dire che sono stati fatti tanti errori, è un problema che va affrontato alla radice, senza escamotage: dobbiamo riflettere sul nostro rapporto sul territorio, su come abbiamo fatto l’opposizione in consiglio comunale, su come abbiamo fatto la campagna elettorale, che non vuol dire buttare via tutto, ma dobbiamo essere intellettualmente onesti».

Diceva qualche giorno fa Maurizio Cecconi, intellettuale di lungo corso della sinistra veneziana: «Se non vinciamo questa volta, non vinciamo più». Nessuno, per il momento, ci vuole pensare. Ma Chi sarà il Don Chisciotte della laguna che, tra cinque anni, proverà a sfidare il sindaco uscente forte di cinque anni di amministrazione? Diceva l’altro giorno Michele Mognato, altra figura storica del Pd, che «c’è una città profonda con la quale non riusciamo a parlare».

Eccola qui, la grande illusione di una campagna elettorale fantastica. «Abbiamo parlato solo ai nostri, con le persone che già pensavano come noi, Martella è stato tenuto in una bolla», riflette un dirigente del partito. E poi, aggiungono i più velenosi: ma che spallata potevamo dare con Ugo Bergamo tra gli alfieri della coalizione. «Figure che hanno fatto molto per la città», dicono i più diplomatici, «che devono capire che è arrivato il momento di farsi da parte». Ok, ma per fare spazio a chi?

Un suggerimento sembra arrivare da una considerazione di Mara Rumiz: «A prendere più voti nel centrosinistra sono due che si sono affacciati per la prima volta alla scena politica ma che sono conosciuti per l’impegno civico e sociale: Giulia Albanese, presidente dell’Iveser e Mimmo Risica, medico e volontario con Emergency e Mediterranea. Val la pena riflettere su questo». Ecco allora che si torna a quell’idea, poi bocciata, della civica per Martella, dove probabilmente figure come Albanese e Risica, candidati indipendenti avrebbero trovato posto.

È andata così. «Una débâcle», «un disastro», «un ko».

Martella, in un post pubblicato in serata dopo ore di silenzio e riflessione: «Il giorno dopo una sconfitta non è mai semplice», ha scritto, «oggi voglio prima di tutto e solo, dire grazie. Alle cittadine e ai cittadini che mi hanno dato fiducia». E nel ricordare l’impegno profuso da tanti in campagna elettorale per offrire un’alternativa alla città, un messaggio a Venturini: «Gli rivolgo un augurio sincero di buon lavoro, nell’interesse della città».

 

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