Pietro Maso è indagato per estorsione

VERONA. Maso è indagato per aver chiesto soldi alle sorelle. La conferma arriva dalla Procura di Verona. A preoccupare le sorelle di Pietro Maso è stato il racconto fatto da un loro conoscente e riferito alla minaccia che il quarantenne di Montecchia di Crosara, dal 2013 tornato in libertà, aveva fatto ad un amico italiano.
Una minaccia per ottenere denaro che le ha fatte ripiombare in un incubo: quello che il fratello potesse commettere altri reati. Nasce da qui la segnalazione depositata ai carabinieri di San Bonifacio di Verona che l’hanno poi trasmessa alla Procura della Repubblica, segnalazione che ha originato l’apertura di un fascicolo per l’ipotesi di tentata estorsione e ora l’indagine è stata affidata al sostituto procuratore Giovanni Pietro Pascucci, «un magistrato molto equilibrato», lo definisce il procuratore Mario Giulio Schinaia.
Uno scenario e un timore che sono stati formalizzati nella segnalazione avvenuta prima della fine dell’anno, dopo che Nadia e Laura avrebbero saputo, per caso, che Pietro aveva fatto pressione su un suo amico perché aveva necessità di denaro. Durante la detenzione e una volta ammesso al regime di semilibertà aveva lavorato, era stato assunto nella ditta del suocero, a Peschiera Borromeo, ma recentemente si sarebbe recato tre mesi in Spagna, a Valencia. E al ritorno avrebbe chiesto soldi all’amico.
Uno scenario che stride con l’immagine che Pietro Maso ha offerto di sè nell’intervista pubblicata solo qualche giorno fa sul settimanale «Chi». Ma agli atti c’è la segnalazione effettuata in caserma dalle sorelle, «alle quali non ha chiesto denaro», sottolinea il loro legale, l’avvocato Agostino Rigoli, «Il tentativo di estorsione messo in atto da Pietro Maso non è stato fatto nei confronti delle sorelle. L’eredità dei genitori, quindi, non c’entra. Hanno saputo, per caso, di una richiesta fatta dal fratello ad un’altra persona, con toni estorsivi, violenti, che le ha convinte ad avvisare del fatto i carabinieri».
Nulla a che vedere con quello che lui stesso ha negato essere stato il movente per l’omicidio dei genitori avvenuto il 17 aprile del 1991. «Non ho ucciso per denaro», ha dichiarato nella recente intervista, eppure il denaro, la necessità di averlo lo avrebbe spinto a usare toni minacciosi e violenti che hanno preoccupato chi lo conosce più di chiunque altro: le sorelle. Che dopo anni erano riuscite a riavvicinarsi a lui, lo avevano perdonato.
«Pietro Maso è indagato, il nostro è un compito che discende dalla legge», spiega il procuratore della Repubblica Mario Giulio Schinaia che 25 anni fa condusse l’indagine che portò il giovane Maso in carcere, «tutto nasce da una denuncia di persone interessate che, confesso, mi ha colpito molto. Sembrava ci fosse stata una riappacificazione ma i dati a disposizione non direbbero questo, ma uso il condizionale perché in questa fase è d’obbligo. Non sappiamo se questi fatti sono veri».
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