«Rapporti interrotti con la Regione C’è troppa attenzione per i privati»

Nuova lettera a Zaia del presidente della Federazione medici di medicina generale Scassola «Prima ci accusano di tutti gli errori nella pandemia, ora non ci degnano di una sola parola» 
Laura Berlinghieri

L’intervista

Una lettera infuocata, firmata dal presidente Fimmg Maurizio Scassola e indirizzata a Luca Zaia. È la seconda in una settimana. Alla prima, il presidente veneto non ha risposto. Scassola gli chiedeva conto del documento in cui la conferenza Stato – Regioni addossava ai medici di famiglia la colpa della disorganizzazione in pandemia, persino delle morti dei medici di famiglia. Ma, dalle parole di Scassola, emerge un quadro ben più complesso, in buona parte legato a una questione: ha un futuro la sanità pubblica veneta?

Scassola, quali sono i rapporti tra medici di famiglia e Regione?

«Non lo so. Il silenzio di Zaia, che ho incontrato un paio di volte in riunioni molto formali, lo interpreto in maniera negativa. A me piacerebbe alzare il telefono, chiamarlo e subire anche un attacco molto duro, ma avere una risposta. Credo dovrebbe essere questo il rapporto in un momento drammatico per la comunità. Invece questo silenzio ci disturba. In quel documento è stata data ai medici ogni colpa delle mancanze dimostrate in pandemia».

E invece di chi è la colpa?

«In larga parte è della politica, che non ha saputo fare programmazione e investimenti. Anche della politica veneta. Tutta la conferenza Stato–Regioni ha sbagliato i conti in questi 10-15 anni. Lo dicono la carenza dei medici di famiglia e lo svilimento della nostra categoria. Più della metà dei medici veneti lavora da solo, senza personale: è accettabile per una Regione che si vanta di essere al livello della Baviera? La Regione Veneto ha finanziato soltanto il 21% degli ambulatori riuniti in medicine di gruppo».

Mancano i medici, il documento propone di elevare il massimale a 2 mila assistiti…

«Una follia che mette a repentaglio la sicurezza dei pazienti. Un medico che segue duemila persone non può avere la testa per seguire il flusso di comunicazioni che arriva da loro. Anche perché il bacino si è modificato negli anni. Ci sono tanti anziani e tanti stranieri, persone che hanno urgente bisogno del medico di famiglia, da cui vanno più volte al mese. Gli stranieri sono tra i maggiori frequentatori dei pronto soccorso, perché spesso non conoscono il funzionamento dei servizi. La questione è allarmante e non formale di buoni rapporti tra me e il presidente Zaia».

Lei lamenta l’assenza di programmazione, ma alcune Usl stanno dialogando con i medici di medicina generale per la somministrazione delle terze dosi.

«Le sembra normale che lo debba sapere dai delegati provinciali, contattati dai direttori generali delle singole Usl, perché manca una cornice regionale? Si ipotizzano collaborazioni, persino calendari a livello di aziende sanitarie, ma manca uno straccio di documento concordato tra Regione e sindacati. Per di più, in un momento delicatissimo in cui servono chiarezza e omogeneità sul territorio regionale. Io mi vantavo di essere veneto, adesso vedo che altre Regioni hanno calendari, progetti, mentre io non so assolutamente nulla. Mi viene da pensare siano già state prese altre decisioni…».

Quali? Favori ai privati?

«Nel piano sociosanitario 2019-2023, del privato si scrive molto chiaramente: sarà il servizio per curare i pazienti a domicilio. Chiedo: l’assistenza domiciliare del paziente cronico sarà a carico del medico di famiglia, ancora privo di ogni risposta, o sarà data “chiavi in mano” all’imprenditore privato della sanità? Io non ho pregiudizi, ma Zaia lo dica. Non a me, alla popolazione».

Di quale privato stiamo parlando?

«Bella domanda. Da quello che vedo io, è un privato finanziario, speculativo, che entra nel mondo della sanità per ché ci girano tanti soldi. Vedo le famiglie industriali venete che entrano nel business della sanità, ecco quello che vedo».

Si riferisce a qualcuno in particolare?

«Nel Veronese, ad esempio, il privato sta già comprando farmacie e cooperative. Lì i medici di famiglia vengono attirati con la carota dei bassi costi di gestione. Mi riferisco ad Hippocrates, ad esempio, che entro il 2024 comprerà 4–500 farmacie, che entreranno in strutture poli-specialistiche. Non c’è qualcosa da chiarire in questo rapporto tra pubblico e privato, così stressato da un punto di vista consumistico? In che direzione sta andando la Regione?».

Provi lei a darsi una risposta.

«Io temo che ci stiamo avvicinando alla creazione di supermercati della salute, incentivando il consumismo sanitario e non l’educazione alle buone cure e alla corretta fruizione dei servizi. Mi chiedo però se questo serva a creare salute o piuttosto a creare business per i soliti noti». —



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