In arrivo la riforma del gip collegiale: e i tribunali sono di nuovo a rischio
L’entrata in vigore della legge Nordio è prevista per agosto. Le toghe: «Mancano i magistrati, i piccoli non ce la fanno». Ecco di cosa si tratta

Giustizia senza pace. Dopo il referendum che ha bocciato la riforma del Governo sulla separazione delle carriere, si avvicina una nuova scadenza che potrebbe avere un forte impatto sui tribunali e in particolari su quelli più piccoli: l’entrata in vigore, da agosto, del gip collegiale, così come previsto dalla legge 114 del 2024.
Il tutto mentre l’Associazione nazionale magistrati ha rilanciato il documento in 8 punti per una riorganizzazione giudiziaria che preveda di aumentare le piante organiche, intervenendo sui Palazzi di Giustizia con i numeri più bassi. Che in Veneto sono due, Belluno e Rovigo.
Il gip collegiale
Un passo indietro: nel 2024 viene approvata la legge Nordio che abroga l’abuso d’ufficio. Il dibattito si concentra su quell’aspetto, ma c’è un altro passaggio carico di conseguenze: la figura del giudice per le indagini preliminari in composizione collegiale (tre magistrati) quando si tratta di decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere o su misure detentive provvisorie; materie finora assegnate a un solo magistrato. La finalità: rafforzare le tutele dell’indagato quando si tratta di disporre di misure cautelari.
L’entrata in vigore è indicata per il prossimo 25 agosto, data entro la quale dovrà altresì esserci l’adeguamento degli organici dei magistrati. Aumento che però al momento non c’è stato, tanto che in questi giorni Ezia Maccora, presidente dei gup al tribunale di Milano con un articolo pubblicato su Questione Giustizia, la rivista di Magistratura democratica, ha aperto il caso, denunciando il rischio di frequenti incompatibilità tra gip e gup con conseguenti rallentamenti o paralisi della giustizia.
Questo vale soprattutto per i tribunali più piccoli, dove il numero di gip e gup risulta limitato. E a proposito della riforma in questione, la presidente della Corte d’Appello di Venezia Rita Rigoni, in sede di inaugurazione di Anno Giudiziario e trattando gli organici dei magistrati, ha rilevato come non possa essere «a costo zero».
I gip in Veneto
A Treviso sono in servizio 4 gip sui 5 previsti, a Padova 5 su 6, a Vicenza 4 su 5; a Verona 8, a Belluno 2, a Rovigo altrettanti, a Venezia 7. Due tribunali, dunque, Rovigo e Belluno, se l’organico non venisse rimpolpato, si troverebbero nelle condizioni di non poter funzionare, mentre altri uffici dovrebbero misurarsi con numeri ridotti e conseguenti situazioni di rischio incompatibilità. Forte preoccupazione viene espressa dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm): «Nel nostro distretto le situazioni più critiche riguardano Belluno e Rovigo: quest’ultimo ha tre magistrati, ma di fatto sono quasi sempre in meno», precisa il presidente veneto Gilberto Stigliano Messuti, «Il gip collegiale rischia di paralizzare i tribunali.
Dove non ci sono abbastanza magistrati, bisognerebbe applicarli da altri uffici o sedi, ma c’è il pericolo di una situazione fuori controllo considerato che il gip lavora sull’urgenza. E anche gli altri tribunali del distretto sarebbero in sofferenza per il problema delle incompatibilità. Si finirebbe per lavorare in emergenza. È una riforma difficile da comprendere, anche considerando che molte funzioni attualmente sono monocratiche. E la garanzia della collegialità comunque esiste nella fase di impugnazione. Questa riforma creerà grandi disfunzioni».
L’entrata in vigore è per agosto: «L’unica ipotesi di uno stop è che ci si renda conto che non è fattibile dall’oggi al domani», aggiunge Stigliano Messuti, «Rinviarla sarebbe una decisione di buon senso».
Diversamente gli scenari appaiono preoccupanti, sostiene la gip Maccora che auspica il potenziamento degli organici per far fronte alla nuova organizzazione: «Negli ultimi anni il legislatore ha ampliato notevolmente le competenze affidate alle sezioni gip-gup e se neanche un tribunale metropolitano come quello milanese può reggere l’impatto di una riforma così dirompente, immaginiamo cosa accadrà negli uffici medio-piccoli che costituiscono la maggioranza degli uffici giudiziari nel nostro Paese», ha rilevato, «Sarà inevitabile da un lato il rallentamento dei tempi necessari per la valutazione cautelare da parte del gip collegiale e dall’altro sarà quasi impossibile riuscire a mantenere i livelli e i tempi di definizione dei procedimenti fino a oggi garantiti».
Per questo «è indispensabile che il ministro della Giustizia fornisca agli uffici giudiziari le risorse necessarie a garantire un funzionamento efficace e tempestivo».
Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari ha annunciato al nostro giornale la prossima definizione dei concorsi che permetteranno la copertura delle piante organiche dei tribunali.
Gli otto punti di Anm
La situazione di difficoltà nella quale versano i piccoli tribunali è d’altra parte registrata nel documento in otto punti dell’Anm: è il “manifesto” proposto lo scorso anno dalle toghe e rilanciato dopo il referendum per trovare un’intesa con il Governo in materia di riforma della Giustizia.
Ma ecco cosa prevede il secondo punto del documento con riferimento alla necessità di «rivedere le piante organiche degli uffici giudiziari»: «Le piante organiche attuali degli uffici giudiziari sono obsolete e non riflettono gli effettivi carichi di lavoro. La presenza di tribunali e procure di piccole dimensioni crea inefficienze e problemi di gestione, soprattutto in caso di incompatibilità del giudice e non consente un’adeguata specializzazione dei giudici in un contesto di crescente complessità delle istanze provenienti dalla società. Noi proponiamo di ridisegnare le piante organiche degli uffici giudiziari in base agli effettivi carichi di lavoro, di chiudere gli uffici con meno di 10 pm e 30 giudici e di destinare maggiori risorse (umane ed economiche) agli uffici con maggiori sofferenze in modo da migliorare l’efficienza e la qualità del servizio».
E anche in questo caso sarebbero due i tribunali veneti in sofferenza: Belluno con 12 giudici e 6 pm e Rovigo con 19 giudici e 7 pm. Ai due si aggiungerebbe anche un terzo, non ancora nato, ma in gestazione avanzata: quello della Pedemontana per cui sono previsti 7 pm. Spiega Stigliano Messuti: «L’Anm nazionale ha già preso posizione sui tribunali di piccole dimensioni e come Anm Veneto, siamo contrari all’istituzione del tribunale di Bassano, sebbene abbia dimensioni maggiori rispetto a quello precedente». Quanto a Belluno, la valutazione di Stigliano Messuti, che precisa essere a titolo personale, si discosta rispetto all’ipotesi chiusura: «Personalmente ritengo che si debbano considerare le specificità di alcuni territori. Belluno arriva fino al Comelico, ha territorio enorme, montano e disagiato: bisogna considerare attentamente il contesto. E situazioni analoghe esistono al Sud» .
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