Sanità, i gioielli veneti fanno gola a big e fondi

TREVISO. Il cannocchiale è rivolto ai laboratori di analisi e radiologia, ma il vero business sono le case di riposo per anziani. Restano per ora fuori dal mirino delle grandi multinazionali e dei fondi esteri le cliniche ospedaliere e la specialistica ambulatoriale. Ma l’ultima parola non è stata pronunciata: la Regione Veneto ha messo a bando il 9 aprile l’ospedale Codivilla-Putti di Cortina. Si cerca «un privato per l’affidamento in concessione»; e c’è chi dice che più di qualche forestiero l’abbia adocchiato. D’altronde, lo dice anche Gianpaolo Fagan, il direttore dell’Anisap, che è l’associazione che rappresenta 46 ambulatori privati in Veneto, «la calata in forze degli stranieri ha fatto grande scalpore all’inizio ma è stata metabolizzata».
Predatori e prede. Parliamo dello sbarco in Veneto dei colossi tedescofoni Synlab e Lifebrain. «Lifebrain – spiega Fagan – è partita dal Centro Italia ma poi è diventata nazionale mentre Synlab era già nel mercato italiano da svariati anni». Synlab è il player tedesco che nel 2017 ha rilevato Datamedica e le strutture di Padova, Cavarzere, Chioggia e Albignasego. Bisogna risalire invece al 2016 per contestualizzare lo shopping veneto di Lifebrain, gruppo viennese rilevato proprio nei giorni scorsi dall’italiana Investindustrial del finanziere Andrea Bonomi. Lifebrain, che gestisce anche il Gruppo padovano Pavanello, si è affacciato in Italia nel 2014: oggi è presente in 11 regioni e controlla 200 laboratori di cui 35 in Veneto. Ma anche Synlab ha di tedesco solo il Dna, perché la proprietà è del fondo inglese Cinven, che ha pagato 1,8 miliardi per fare man bassa di laboratori in Europa.
Messa in rete. Il tema di fondo è la vulnerabilità di un settore frammentato e incapace di crescere nella dimensione dei suoi protagonisti. «Con la delibera regionale del 2007 – spiega Fagan – si è cercato di dare avvio alle reti di laboratorio. L’approccio è stato lento, vediamo un’accelerazione in questi ultimi anni. Oggi in Veneto contiamo 5-6 sinergie create per raggiungere livelli quantitativi di analisi ed economie di scala necessarie».
Il settore. L’ultimo report di Mediobanca sulla sanità privata conferma che i maggiori gruppi fanno ancora capo a proprietà italiane e che ci sono anche aziende nostrane che investono all’estero come la ravennate Gvm con shopping in Francia e Polonia, la lombarda Servisan in Romania, e la romana Giomi-Fingemi in Germania. Vale però anche il contrario: l’ultimo caso è l’ingresso del fondo Trilantic Capital Partners Europe nella ex Fondazione Maugeri, oggi Ics Maugeri, che ha sede a Pavia e cliniche di riabilitazione in tutta Italia. Un centro è anche vicino a Padova, a Vigonza. Per Mediobanca il primo gruppo privato italiano per fatturato è la Papiniano Spa (holding della famiglia Rotelli con sede a Bologna), poi c’è la famiglia Rocca con Humanitas Spa a Milano, e poi sempre a Milano la Gvm della famiglia Sansavini e l’Istituto europeo di oncologia fondato da Enrico Cuccia e Umberto Veronesi. Il business insomma è in mani lombarde ed emiliane.
Il business della terza età. Uno dei big del settore è la Kos controllata dalla Cir della famiglia De Benedetti con le residenze Anni Azzurri. Ma anche qui, accanto ai diversi attori italiani, il Belpaese fa i conti con la multinazionale francese Korian che fuori dalla Francia realizza il 50% delle entrate. In Italia Korian gestisce 56 strutture di cui tre case di riposo a Cavallino, Verona e Treviso. Ma qui opera anche il gruppo francese Orpea con residenze a Dosson di Casier e Venezia. Più difficile trovare casi di aziende venete pronte a comprare fuori Italia. Ma una mosca bianca c’è: la coop Codess, 115 milioni di valore della produzione con 15 residenze per anziani, 400 posti letti per pazienti disabili e 300 per pazienti psichici. Il gruppo guarda all’Inghilterra: «Fare meglio di loro è semplice», chiosa il dg Luca Omodei.
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