Scandalo Mose, quattro aziende patteggiano

Omesso controllo sugli ex dirigenti, lo Stato incassa 500 mila euro. Processo per Cvn, Condotte e Fincosit
Interpress/M.Tagliapietra Venezia 16.10.2014.- Mose, Tribunale, Cittadella della Giustizia. Ancillotto
Interpress/M.Tagliapietra Venezia 16.10.2014.- Mose, Tribunale, Cittadella della Giustizia. Ancillotto

VENEZIA. Scandalo Tangenti Mose: tra filoni principali e stralci, sembrano non finire mai i procedimenti attorno allo scandalo degli scandali delle opere pubbliche italiane.

Ieri, davanti alla giudice per le udienze preliminari Barbara Lancieri, otto aziende, protagoniste dei lavori alle bocche di porto e accusate dai pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini di omesso controllo, per aver chiuso gli occhi davanti alle trame dei loro ex dirigenti, a suon di fondi neri e mazzette. Quattro grandi imprese hanno scelto la via del patteggiamento, raggiungendo con la Procura un'intesa sul "quantum" da pagare per risarcire lo Stato.

Così, con il benestare della gup Lancieri, Mantovani costruzioni ha patteggiato una pena pecuniaria di oltre 118 mila euro, oltre ad una confisca di ulteriori 109 mila euro; Adria Infrastrutture, 53 mila euro di multa e 50 mila di confisca; 20 mila euro la sanzione che dovrà pagare la Cooperativa San Martino di Chioggia, più la confisca di un immobile del valore di circa 100 mila euro; e, infine, 35 mila euro di multa e 100 mila di confisca per la Nuova Coedmar.

In tutto - con questa serie di patteggiamenti - lo Stato incasserà, così, oltre mezzo milione di euro. Tre grandi imprese hanno, al contrario, deciso di non patteggiare e di andare a processo, convinte si poter dimostrare di essere state vittime dei raggiri dei loro ex dirigenti: inizierà così il 9 novembre il processo a carico del Consorzio Venezia Nuova, di Condotte e Fincosit. Prosciolta, infine, la società Tecnostudio, dopo l'assoluzione dell'architetto Danilo Turato nel filone principale del processo.

Tempo ne è trascorso da quando attorno al Mose e alle imprese del Consorzio Venezia Nuova dell'allora presidente Giovanni Mazzacurati vorticavano tangenti, regalie e spese con i soldi pubblici destinati all’opera. La prescrizione ha così fatto cadere dal capo d’imputazione le tangenti all’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan e quella da mezzo milione all’ex generale della Guardia di Finanza Spaziante. È rimasta in gioco l’accusa di mancato controllo per quanto riguarda i 500 mila euro a favore dell’ex presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta e i 200 mila all’ex assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso.

Appuntamento invece il 18 settembre, davanti al giudice Gilberto Stigliano Messuti, per chiudere le posizioni dei grandi accusatori del Mose, protagonisti negli anni delle tangenti, ma poi testi d’accusa della Procura. Obiettivo: patteggiare sotto i 2 anni. I legali di Piergiorgio Baita, ex amministratore delegato della Mantovani, hanno formalizzato una richiesta di patteggiamento a 2 anni di reclusione per corruzione e reati fiscali. Ora arriveranno quelle delle difese di Claudia Minutillo, ex braccio destro di Giancarlo Galan e amministratore di Adria Infrastrutture, dell’ex direttore della Mantovani Nicolò Buson, Pio Savioli ex consulente Coveco e del faccendiere Mirco Voltazza.



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