Scuola, ottocento precari senza lavoro a Padova
Terminate le assegnazioni: 600 supplenti non hanno la cattedra e 200 bidelli non lavoreranno in alcuna scuola. Sono gli effetti dei tagli del governo sulla scuola. Sindacati mobilitati per aiutare chi è senza lavoro a trovare strade alternative

Una classe all'inzio dell'anno scolastico
PADOVA. Seicento docenti padovani precari ed altri 200 lavoratori Ata (bidelli, impiegati e tecnici) sono rimasti senza lavoro. Non hanno più un'occupazione, anche se tantissimi di loro insegnavano e lavoravano nelle scuole pubbliche da almeno dieci anni consecutivi. L'assegnazione delle supplenze annuali è già terminata ed i perdenti posto possono solo sperare in occupazioni di breve periodo.
Oppure negli ammortizzatori sociali previsti da Governo e Regione. A causa dei tagli drastici decisi dall'accoppiata Tremonti-Gelmini oltre un anno fa, nella nostra provincia hanno perso il lavoro 200 precari delle superiori, 100 delle scuole medie, altri 200 nelle primarie ed ancora altri 100 nelle materne. In più bisogna calcolare anche i 200 impiegati del personale Ata, che, quasi certamente, non troveranno un altro posto di lavoro. Tra gli altri sono rimasti senza prospettiva di occupazione il precario-storico Pasquale Baccillieri che, sino a giugno, ha insegnato allo Scalcerle ed una coppia di coniugi i quali, per decenni, avevano ottenuto la supplenza annuale alle superiori nelle discipline artistiche.
La situazione è talmente disperata che, in questi giorni, i precari stanno assaltando gli uffici di tutti i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Cobas) per essere aiutati ad individuare una strada alternativa per trovare un lavoro di qualsiasi tipo. «Purtroppo questi sono gli effetti dei tagli decisi dal Governo due anni fa - sottolinea Nereo Marcon, segretario regionale della Cisl di categoria - Le ore settimanali di lezioni nelle elementari sono diminuite da 30 a 27 e nelle superiori da 36 a 32. Inoltre il numero degli studenti per classe è cresciuto del 10-20%. Tant'è che in alcune scuole medie superiori i presidi saranno costretti a formare classi di 30-32 allievi.
A questo punto la qualità della scuola pubblica rischia di fare una brutta fine e serviranno a poco la professionalità e la buona volontà dei docenti e dei dirigenti». Naturalmente i supplenti rimasti senza lavoro sono già sul piede di guerra. «Ci mobiliteremo a tutti i livelli - osserva Carlo Salmaso, docente del Severi e leader dei Cobas - Il primo giorno di scuola terremo un'assemblea pubblica, nel primo pomeriggio: gli insegnanti racconteranno le loro storie personali di scuola e di vita e cercheranno di coinvolgere la collettività dal momento che sia l'istruzione che la cultura riguardano la crescita e l'evoluzione del Paese. E' ora di cambiare metodo nella formazione e nel reclutamento dei professori. Bisognerà parlare già subito di organico funzionale, tenendo conto dei bisogni di ogni singola scuola. Un Paese che non investe nell'istruzione è destinato alla decadenza».
Argomenti:scuola
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