Sicurezza, ecco le telecamere contro i ladri

Interviene il cda della Fondazione Musei. Gribaudi: «Potenziamo il sistema, il colpo non è stato responsabilità nostra»
Venezia, 07/01/16 - maria cristina gribaudi presidente della fondazione musei civici veneziani - immagine ad uso privato e personale ©Marco Sabadin/Vision
Venezia, 07/01/16 - maria cristina gribaudi presidente della fondazione musei civici veneziani - immagine ad uso privato e personale ©Marco Sabadin/Vision
VENEZIA. «Il nostro piano di sicurezza ha funzionato. Tutto il resto è stato curato direttamente dalla Fondazione Al Thani. Comprese le pulizie dei gioielli e le teche. Noi abbiamo solo ospitato quella mostra, che già era stata fatta a Parigi e Londra, e abbiamo esaudito tutte le loro richieste. Quanto al progetto sulla sicurezza dei nostri undici musei, andiamo avanti con il lavoro cominciato due anni fa».


Maria Cristina Gribaudi, presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, rompe il silenzio sulla vicenda del furto di gioielli a Palazzo Ducale. E allontana ogni responsabilità. «Confidiamo nel lavoro degli inquirenti», dice. In mattinata a Ca’ Farsetti il consiglio di amministrazione, alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro, per statuto vicepresidente della Fondazione Musei Civici di Venezia. Che alla fine ha deciso di passare il testimone alla Gribaudi e alla direttrice Gabriella Belli. «Lavoriamo in sintonia, fin dal primo momento», dice la presidente della Fondazione.


Il furto.
«Molte le questioni a cui non potremo rispondere, ci sono indagini in corso», ripetono la presidente e la direttrice. Ci tengono a ribadire che quello che è successo «non è responsabilità della Fondazione e lo si vedrà». E la figuraccia internazionale? «Sono cose che non dovrebbero succedere, ma purtroppo succedono», attacca la presidente, adesso confidiamo nel lavoro della polizia e degli esperti dello Sco arrivati da Roma».


L’allestimento della mostra.
Una mostra che la Fondazione Musei ha solo ospitato, spiegano. «Di tutto si occupava la Fondazione Al Thani», continua Gribaudi, «compreso l’allestimento e le teche che custodivano i gioielli. Sono le stesse utilizzate al Gran Palais qualche mese fa, e prima al Victoria Albert Museum di Londra. Progettate dalla società di architettura BCG. Anche lo spolvero dei gioielli veniva curato da loro».


La sicurezza.
«Il Piano della sicurezza era stato concordato con la Questura e Al Thani e ha funzionato. Un presidio costante di cinque persone nella sala dello Scrutinio. Tre guardiasala e due vigilanti armati». «Altri guardiasala», continua la presidente Gribaudi, «non avrebbero potuto impedire il furto in quel luogo».


L’allarme.
La presidente della Fondazione Maria Cristina Gribaudi smentisce anche il presunto «malfunzionamento» del sistema di allarme. «È stato avvisato chi doveva essere avvisato», dice. Secondo Gabriella Belli le porte della sala sono state chiuse dopo 4 minuti. Troppi forse per impedire la fuga dei due ladri dalla Porta della Carta. Ma l’allarme sonoro non è stato azionato, spiega la direttrice, «anche per non ingenerare il panico nei visitatori che avrebbero pensato a un atto di terrorismo».


Gli altri musei.
Il problema esiste, e come sono spariti i gioielli dello sceicco potrebbero esserci problemi anche per le opere d’arte custodite nei musei civici. «Per questo», dice Gribaudi, «stiamo potenziando il sistema delle telecamere. Un lavoro cominciato da questo Cda».


La location della mostra.
Perché allestire una mostra di gioielli in quella sala del Ducale? «Noi avevamo proposto gli appartamenti del Doge», spiega la direttrice, «ma Al Thani ha obiettato che non avevano le caratteristiche giuste. Allora abbiamo detto sì e lo diremmo anche oggi. Era una mostra spettacolare, che ha fatto 260 mila visitatori».


Il valore dei gioielli rubati.
Quanto valgono veramente i gioielli rubati? 35 mila secondo la Fondazione Musei, 3 milioni secondo altre fonti. «Noi abbiamo solo il valore doganale, quello fa testo», dice Gribaudi, « il resto chiedetelo alla Fondazione Al Thani».


©RIPRODUZIONE RISERVATA


Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova