Sotto la Valdastico Sud, 150 mila metri cubi di veleni

VENEZIA. Sotto il manto della Valdastico sud giacciono circa 150 mila metri cubi di veleni, distribuiti su una quindicina di chilometri di tracciato. Cromo esavalente cancerogeno, in primo luogo, proveniente dagli scarti delle acciaierie. Ma dove si annida esattamente? E in quali concentrazioni? I carotaggi a campione, eseguiti finora, non hanno consentito di stilare una mappa dettagliata e attendibile della minaccia ambientale, al punto che oggi neppure l’eventualità più drastica - quella di una clamorosa chiusura dell’autostrada vicentina, con sventramento del nastro d’asfalto e successiva bonifica integrale - può essere esclusa; a determinare le decisioni in questa direzione concorrerà, in modo decisivo, il rapporto che l’Arpav e gli esperti forniranno alla magistratura, con particolare attenzione al quesito riguardante i rischi di inquinamento della falda acquifera sottostante. È il quadro, assai poco rassicurante, emerso a Venezia in mattinata, a conclusione di un incontro tra il pm Rita Ugolini della Dda (la Direzione distrettuale antimafia) e una delegazione del MS5 composta dal parlamentare Enrico Cappelletti (il portavoce dei pentastellati al Senato), il capogruppo in Consiglio regionale Jacopo Berti e il consigliere comunale di Vicenza Daniele Ferrarin.
Il riserbo istruttorio ha impedito al magistrato di fornire dettagli investigativi, salvo confermare, nelle parole di Berti, che «Sul disastro ambientale la procura sta operando con la più assoluta attenzione e che il procedimento si chiuderà nelle prossime settimane, quindi tra poco sapremo la verità su una vicenda che vede comunque coinvolti nomi illustri del sistema infrastrutturale del Veneto».
L’allusione corre al processo fissato il 14 giugno 2016 a Verona, che vede imputato il vertice del Consorzio Cerea: Claudio Baraldi (presidente), Giuseppe Domenico Travellin (consigliere delegato), Andrea Faccio (responsabile tecnico); dovranno rispondere di gestione abusiva e illecita di rifiuti pericolosi, di cessione a terzi degli stessi - venduti come materiali inerti e innocui - e di frode nelle analisi di campionatura. Non bastasse, c’è anche l’indagine sul tratto nord della Valdastico dove, accanto ai veronesi, figura indagato Attilio Schneck, il presidente leghista della società Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova.
«Purtroppo siamo in presenza di una situazione pericolosamente confusa», ha aggiunto il capogruppo M5S «perché non è chiaro se la tossicità rilevata sia presente solo in uno dei lotti della Valdastico Sud, oppure anche in altri e non c’è nemmeno chiarezza su provenienza e responsabilità degli sversamenti»; «Non vogliamo fare allarmismo ma di sicuro i manufatti di quell’autostrada presentano in alcuni tratti livelli allarmanti di tossicità e il rischio di dover riaprire tutta la Valdastico Sud e rifare manto e massicciata è quanto mai reale». «Attendiamo il pronunciamento della Procura per sapere se sono stati realizzati crimini contro l’ambiente e comportamenti illegali», la conclusione del senatore Cappelletti «purtroppo c’è il rischio prescrizione perché la nostra legge sugli ecoreati, che ha quale primo firmatario Salvatore Micillo, non potrà essere applicata in questo caso. Viceversa, potremmo trovarci già di fronte alla prima applicazione di una norma impietosa, fino a 15 anni di reclusione a chi attenta alla salute di tutti distruggendo dolosamente l’ambiente naturale».
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