Foto di Giulia Cecchettin alla ex compagna: stalker condannato

Condanna a un anno e dieci mesi per un uomo che non accettava la fine della relazione e la distanza dal figlio. Alla vittima riconosciuto un risarcimento di oltre 8 mila euro

Gigi Sosso
Stalking alla ex: condannato a un anno e dieci mesi per lettere e minacce ossessive
Stalking alla ex: condannato a un anno e dieci mesi per lettere e minacce ossessive

Due lettere rosse con la fotografia di Giulia Cecchettin. Con un messaggio alla ex compagna: «Non mi dovete accomunare a Filippo Turetta, perché l’amore vero non uccide».

Le aveva provate davvero tutte per cercare di riconquistarla, ma secondo lei ha ampiamente sconfinato negli atti persecutori e il giudice Paolo Velo l’ ha condannato a un anno e dieci mesi di reclusione. D.P. non era in aula al momento della lettura della sentenza, che è arrivata, dopo che le parti non avevano replicato, confermando le richieste della discussione finale.

Novanta giorni per le motivazioni, sulla base delle quali i difensori Roberta Resenterra e Liuba D’Agostini dovrebbero presentare appello, in maniera da ottenere almeno uno sconto su un pronunciamento che vale per due procedimenti riuniti.

La coppia aveva messo al mondo un bambino e il fatto che la donna non glielo facesse vedere a sufficienza avrebbe scatenato in lui una serie di condotte persecutorie: non solo lettere, ma anche l’affissione di un volantino in giro per il paese con la riproduzione di un atto giudiziario del suo difensore Resenterra, che riguardava la patria potestà. E poi ci sarebbero stati pedinamenti, minacce e violazioni di domicilio, che avrebbero provocato nella donna un profondo senso di angoscia e paura anche per la propria incolumità personale tali da farle cambiare radicalmente le proprie abitudini di vita.

L’imputato era assolutamente sicuro di amare ancora la ex, allo stesso tempo aveva comportamenti, che si traducevamo anche in pensieri come «ti amo talmente tanto che non mi sarà mai permesso di farti del male. Se vuoi essere lasciata in pace, non dovevi mettere al mondo mio figlio. Siccome l’hai fatto, ci sono delle responsabilità. Tu sei scappata e non hai permesso a tuo figlio di avere una famiglia. Non ti lascerò mai in pace finché non mi restituisci gli anni del bambino con un altro figlio. Io non mollo fino a quando non mi restituisci la gioia di fare il padre».

Mollare la presa gli è toccato per forza, nel momento in cui è scattata la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla parte offesa e ai luoghi dalla stessa frequentati. Sarebbe stato arrestato, in caso di violazione. Per il resto, lei non aveva alcuna intenzione di avere un altro figlio, soprattutto con l’imputato. Le bastava soltanto crescere quello che già aveva già messo al mondo e liberarsi di una presenza ossessiva e soprattutto da Codice Penale.

La donna si era costituita parte civile con gli avvocati Fausta Bonan ed Enrico Tiziani e, sempre ieri mattina, ha ottenuto un risarcimento danni pari a 8 mila 400 euro, oltre alle spese legali e a quelle di costituzione di parte civile. —

 

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