Processo per la strage di Castel D'Azzano, i fratelli Ramponi chiedono la perizia psichiatrica
Lunedì 26 ottobre la prima udienza in Corte d’Assise a Verona per la tragedia dei tre carabinieri morti nell'esplosione di un casolare durante un intervento. Alla sbarra i tre fratelli Ramponi, accusati di strage, detenzione di esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale

Cominciato lunedì 26 ottobre il processo, davanti alla Corte d'Assise di Verona, a carico dei fratelli Ramponi, accusati dell'esplosione, il 14 ottobre 2025, di un casolare a Castel D'Azzano, nel Veronese, nella quale morirono tre carabinieri.
Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, 66, 64 e 60 anni, devono rispondere di strage, detenzione di esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale. Le difese potrebbero puntare a ottenere una perizia psichiatrica.
La notte dell'esplosione persero la vita Marco Piffari, 56 anni, comandante della Squadra operativa di supporto del quarto Battaglione carabinieri Veneto, il coetaneo Valerio Daprà, operatore dell'Aliquota di Primo intervento, e il 36enne Davide Bernardello.
Altri 25 componenti della task force intervenuti per il sopralluogo nel casolare, tra militari e vigili del fuoco, rimasero feriti.
I carabinieri si erano recati nel casolare di proprietà dei Ramponi per eseguire una perquisizione e un'operazione di sfratto. L'ambiente era stato saturato di gas e riempito di bombole e bottiglie molotov.
La perizia psichiatrica
Le difese di Franco e Dino Ramponi, imputati in concorso con la sorella Maria Luisa per la strage di Castel D'Azzano davanti alla Corte d'Assise di Verona, hanno chiesto di sottoporre i propri assistiti a una perizia psichiatrica. La stessa istanza era già stata rigettata dal gup in udienza preliminare, quando l'aveva presentata anche la difesa della sorella.
Come ha sottolineato il legale Guido Beghini, prendendo la parola davanti alla Corte, per Franco «è già in atto un accertamento peritale» da parte dello psichiatra Pietro Lucarini, che ha incontrato l'imputato in carcere e ha redatto una relazione dalla quale emergono «tratti personologici che a suo giudizio - ha detto il legale - meriterebbero un approfondimento per comprendere se Ramponi sia in grado o meno di partecipare coscientemente a questo giudizio».
Alla richiesta si e associata anche la difesa del fratello Dino, mentre quello di Maria Luisa si è riservata di chiederla in un secondo momento. La Corte si è ritirata in camera di consiglio.
I Ramponi in aula
I fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi sono presenti in aula, davanti alla Corte d'Assise di Verona. Tutti e tre siedono accanto ai rispettivi legali: Maria Luisa e Dino ai primi banchi, e Franco dietro di loro. All'inizio dell'udienza hanno fatto sapere, tramite i propri difensori, di non voler essere ripresi dalle numerose telecamere presenti in aula e ammesse dalla Corte presieduta dal giudice Raffaele Ferraro.
Maria Luisa indossa una giacca a vento grigia e pantaloni neri, Franco una camicia flanella a quadri rossi e blu, e Dino una camicia marrone sotto un maglione blu. Tutti e tre tengono lo sguardo basso.
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