Strage di Trebaseleghe. «Ha assassinato i miei nipotini. Peggio di una bestia»
La testimonianza del nonno materno: mia figlia era stata dai carabinieri. E l'attuale fidanzata ieri su Fb: colpevole d’amore, non giudicatelo

TREBASELEGHE. «Nemmeno una bestia ammazza in quel modo i propri figli. Ma che uomo era questo?». Aldo Calzarotto, padre di Roberta, risponde al telefono dopo la giornata più lunga della sua vita. Una giornata che segnerà per sempre un prima e un dopo, nella storia di questa famiglia.
Il nonno dei bambini
«Più volte mia figlia era stata a parlare con i carabinieri di quell’individuo: aveva comportamenti strani Purtroppo siamo arrivati a questo e ora io ho perso tutti e due i miei adorati nipoti». Francesca e Pietro vivevano insieme alla mamma proprio nella villetta di campagna dove abita anche il nonno Aldo. «Andavo a prenderli a scuola ogni giorno, perché mia figlia lavora. Mangiavano con me e mia moglie. Come possiamo noi ora vivere senza di loro?».
Chi era Alessandro
Quello di Alessandro Pontin era un volto noto a Trebaseleghe e dintorni. Per un lungo periodo aveva lavorato come artigiano parquettista ma poi le cose non erano andate bene. E allora eccolo che si reinventa una nuova professione, purtroppo dai guadagni ancora più incerti. Aveva abbracciato infatti le discipline olistiche, con particolare attenzione alla riflessologia. “Il mondo riflesso di Alessandro Pontin” è il nome del gruppo Facebook creato per cercare di attrarre clienti. Un’attività che portava avanti con la nuova fidanzata, Luciana Zillio, anche lei amministratrice di una pagina Facebook che si chiama “La stanza dei talenti” per il mental training, oltre che gestore di un negozio in via Algarotti a Padova.
La nuova fidanzata
«Amo un uomo da sei mesi e non tornerà più a casa. Il suo gesto è stato un fulmine devastante: uccidere i figli e sé stesso. Cosa possono donare i giudizi? Sono colpevole d’amore... Pace per tutti. I processi li lascio a voi persone sapienti. Grazie a tutti coloro che sono vicini», ha scritto la donna su Facebook, postando una foto di loro due insieme.
L’interrogatorio
Luciana Zillio è rimasta nella caserma dei carabinieri di Trebaseleghe per quasi tutto il pomeriggio di ieri. «Stavamo insieme da sei mesi» racconta. «Lo vedevo tranquillo, sereno. Non mi ha mai raccontato di problemi particolari o di pensieri che annebbiassero la sua mente. Nessuno di noi riesce a darsi una spiegazione».
La buona notte
Gli investigatori le hanno chiesto quando l’avesse sentito per l’ultima volta. «Ci siamo sentiti verso le 23 di sabato» ricorda Luciana. «Ci siamo parlati, ci siamo dati la buona notte. Sapevo che era con i suoi figli. L’ho sentito tranquillo, rilassato». Luciana ha provato a telefonare ad Alessandro più volte ieri mattina, senza mai ricevere risposta. Pensava fosse impegnato con i figli quindi, a un certo punto, ha lasciato perdere sicura che in qualche momento sarebbe stata richiamata. Ma quando il telefono ha squillato, non era lui. —
e.fer.
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