Suora padovana uccisa in Burundi: «Bernardetta merita di diventare beata»
Il sindaco di Ospedaletto Euganeo: «La ferita è ancora aperta, speriamo sia fatta giustizia». Il ricordo della sorella: «Era stata mandata lì perché scomoda, era una donna coraggiosa»

«Sarebbe bello per tutta la comunità se in futuro suor Bernardetta Boggian venisse fatta Beata. Conosco bene la famiglia e lo meriterebbero». Le parole del sindaco Fabio Vigato esprimono il sentimento profondo che attraversa oggi Ospedaletto Euganeo, dopo le notizie sull’arresto legato al triplice omicidio delle missionarie saveriane in Burundi. Un pensiero che va oltre la dimensione istituzionale e si radica nella memoria collettiva di una comunità che non ha mai dimenticato la sua missionaria.
A dare ulteriore profondità a questa visione è Michele Trivellato, nipote acquisito di suor Bernardetta e marito di Giulia, figlia di Anna Boggian, cioè la sorella: «Penso che questo sarà un passaggio dovuto. Lei però era incardinata nella diocesi di Parma, quindi è un percorso che stanno seguendo lì, mentre nella diocesi di Padova è più marginale. Olga, Bernardetta e Lucia hanno annunciato il Vangelo vivendo la fede ogni giorno tra la gente e oggi sono già sante nella gloria di Dio. È giusto che anche gli uomini intraprendano il cammino per riconoscerlo anche sulla terra».
Poi il ricordo intimo, che restituisce il volto umano della missionaria: «“E incontro a te verrò col mio fratello che non si sente amato da nessuno”, diceva sempre zia Bernardetta». La voce più carica di emozione è quella della sorella, Anna Boggian: «È una notizia che arriva dopo anni di silenzio. Grazie al libro scritto da Giusy Baioni si è riaccesa l’attenzione e anche la curiosità degli inquirenti. Mi chiedo come mai questa persona si trovasse proprio a Parma, che è sede dei saveriani e delle missionarie».

La prudenza si mescola alla speranza: «Sono notizie troppo recenti, restiamo in attesa di sviluppi, ma sembra che quanto emerso coincida con le ricerche fatte da Giusy e con le testimonianze raccolte sul posto. Le missionarie sono contente: secondo loro sembra sia stato individuato l’esecutore materiale».
Per Anna è anche un ritorno del dolore: «È sempre un risveglio della sofferenza. Preferirei viverlo in silenzio, ma è giusto che la giustizia faccia il suo corso». Il racconto si allarga alla storia africana di Bernardetta: «Durante i periodi elettorali le violenze aumentano. Lei diceva che con il voto si crea il terrore tra la gente. Erano state mandate lì perché scomode.
Mia sorella era una donna tosta. Si batteva per l’istruzione delle donne, partecipava ai cortei per l’educazione femminile. La sua vita è stata un impegno costante per gli ultimi». Accanto a lei, il marito, e cognato della suora, Carlo Pastorello: «In questi anni abbiamo confidato nella giustizia, anche con poco entusiasmo. Se davvero hanno individuato uno dei responsabili, è qualcosa di molto positivo. Per la famiglia è una ferita ancora aperta. I valori di Bernardetta – solidarietà, attenzione a chi soffre – sono profondamente condivisibili».
Infine, torna la voce del sindaco Fabio Vigato, che riassume il sentimento dell’intero paese: «La notizia riapre una ferita ancora viva. Suor Bernardetta rimane una figura di grande testimonianza evangelica e di servizio agli ultimi. Dedicarle, nel periodo successivo alla tragedia, una via – il tratto pedonale condiviso tra municipio e complesso parrocchiale – è stato un segno concreto della riconoscenza di tutta la comunità. Oggi rinnoviamo il nostro pensiero e la nostra vicinanza a chi continua a ricordarla».
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