Veneto, calo continuo delle nascite. La popolazione sempre più anziana

Il crollo è iniziato undici anni fa, nel futuro disagi per il mercato del lavoro e per il mondo della scuola. Diminuiscono anche gli immigrati

PADOVA.


Il nuovo anno è tempo di bilanci, anche demografici. Cosa è accaduto e cosa accadrà nel prossimo futuro alle nascite nel Veneto? I dati oggi disponibili arrivano fino ad agosto 2018, ma è possibile stimare, con buona approssimazione, nascite, morti e migrazioni anche per gli ultimi quattro mesi dell’anno. Nel 2018 le nascite sono state 700 in meno rispetto al 2017, proseguendo una tendenza al calo iniziata undici anni fa. Nel 2018 nel Veneto sono nati 36 mila bambini, contro 49 mila del 2008. Di conseguenza fra tre anni nel Veneto ci saranno solo 4.500 sezioni di scuola per l’infanzia, contro le 5.000 di oggi e le 5.500 di dieci anni fa. Questi numeri si riverbereranno inevitabilmente sulla scuola, sul mercato del lavoro, sulle squadre sportive giovanili, sui prodotti destinati ai bambini e ai giovani. La diminuzione di giovani sarebbe attenuata solo da una ripresa delle immigrazioni, di cui però non si vede traccia: nel 2008 il saldo migratorio nel Veneto è stato positivo per 100 mila unità, nel 2018 solo per poche migliaia. Se la fecondità non aumenterà e non ci saranno immigrazioni, il numero di nati del Veneto è destinato ancora a diminuire, perché le donne venete in età 20-39 anni – che sono oggi 511 mila – caleranno di 5.000 unità l’anno nel prossimo decennio.

Questa diminuzione dei bambini e dei giovani va di pari passo con l’aumento del numero degli anziani: i veneti con più di ottant’anni sono oggi 340 mila, 80 mila in più rispetto a dieci anni fa, e aumenteranno ancora in futuro.

Il crollo delle nascite del Veneto (e dell’Italia) è in controtendenza rispetto ad altri paesi, come la Germania, l’Ungheria e la Russia, che partivano da livelli di fecondità ancora più bassi dell’Italia, ma dove negli ultimi anni le nascite sono aumentate in modo sensibile. Questi paesi hanno agito su due versanti: hanno riformato il fisco, rendendolo più favorevole per le famiglie con figli a carico, e hanno agevolato l’accesso ai servizi di cura per i figli piccoli. L’Italia negli ultimi 40 anni ha fatto pochissimo, e le coppie italiane si sono “difese”, mettendo al mondo un numero di figli molto inferiore rispetto a quelli da loro desiderati. Anche la legge di bilancio per il 2019 prosegue su questa strada: malgrado i proclami roboanti, per le famiglie con figli e per i giovani ci sono solo briciole, mentre vengono destinate nuove risorse alle persone con più di 60 anni, rischiando di avere più anziani con tempo libero, ma senza nipotini da accudire… Solo il reddito di cittadinanza dovrebbe avere un occhio di riguardo per i bambini poveri, escludendo però quelli stranieri, che in Veneto sono la maggioranza.

Per convincere le coppie venete ad avere un figlio in più non basta un ministro veronese per la famiglia. Il fisco e il sistema dei servizi dovrebbero essere profondamente riformati, in modo che i genitori non si sentano sopportati, ma piuttosto accolti e supportati.


 

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