Veneto, calano i Comuni che segnalano irregolarità fiscali: nel 2024 solo 26 coinvolti
Nel 2024 solo 26 Comuni veneti hanno individuato irregolarità fiscali, con recuperi per poco più di 111mila euro. Lo Spi Cgil sottolinea l’importanza del decreto legge 203/2005 per finanziare sanità e welfare locale

Nel 2024 solo 26 Comuni del Veneto hanno individuato irregolarità fiscali di varia natura, pari al 4,7% del totale, contro i 31 dell’anno precedente. Secondo i dati elaborati dallo Spi Cgil regionale su numeri del Ministero dell’Interno, nelle province di Belluno e Rovigo da diversi anni nessuna amministrazione ha utilizzato lo strumento anti-evasione. Gli importi complessivamente recuperati ammontano a poco più di 111mila euro, corrispondenti a circa 2 centesimi per ciascun residente in regione.
Il report
Lo Spi Cgil ricorda che i Comuni potrebbero avvalersi del decreto legge 203 del settembre 2005, che consente di partecipare all’accertamento fiscale individuando attività in nero, opere abusive, evasione delle tasse locali e dichiarazioni dei redditi fasulle. I proventi emergenti possono essere trattenuti per il 50% nei bilanci comunali.
Rispetto al 2023, quando furono recuperati quasi 153mila euro, si registra una diminuzione del 27%. Il confronto con gli anni precedenti mostra una flessione significativa: nel 2016 i Comuni coinvolti furono 55 con 669mila euro recuperati; nel 2017, 17 Comuni e 670mila euro; mentre il record si ebbe nel 2018, con 38 Comuni e circa 1,1 milioni di euro recuperati.
A livello provinciale Verona risulta la più virtuosa, con oltre 62mila euro recuperati, di cui oltre 30mila nel capoluogo. Nel Vicentino i proventi superano i 23mila euro, principalmente a Vicenza, mentre nel Veneziano ammontano a 20.400 euro, con oltre 16.200 euro nel capoluogo. Nel Padovano il totale recuperato si ferma a 3.897 euro.
Il nodo
«In un momento complicato come questo – commenta la segreteria dello Spi Cgil del Veneto – la lotta all’evasione risulta ancora più indispensabile. La sanità pubblica e l’assistenza territoriale necessitano di finanziamenti, mentre il welfare regionale grava in gran parte sui pensionati e sui lavoratori dipendenti, che pagano oltre l’80% dell’Irpef totale. Il decreto legge 203 del 2005 rappresenta un’opportunità concreta per aumentare le risorse a disposizione dei Comuni, da destinare alle persone più fragili e ai cittadini in difficoltà».
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