Veneto, la consigliera Ostanel: «Il piano casa non deve penalizzare chi è in lista d’attesa»

La rappresentante di Avs: «Bisogna aumentare il numero di alloggi a disposizione. Si preveda un fondo regionale vincolato all’abitare: servono risorse pubbliche»

Laura BerlinghieriLaura Berlinghieri
Alloggi Ater a Padova
Alloggi Ater a Padova

Si continua a discutere di piano casa: la prima vera iniziativa concreta presentata dal presidente Alberto Stefani, in questo avvio di amministrazione regionale.

Un progetto con la duplice ambizione di regalare futuro all’enorme patrimonio immobiliare veneto tuttora sfitto – si parla di quasi 9 mila alloggi in tutta la regione – e dare un tetto alle tante persone che non riescono ad accedere alle graduatorie per i condomini Erp, ma che nemmeno hanno la forza economica per sostenere un affitto o un mutuo.

Le due proposte di legge

Se ne parla da tempo. Almeno dalla scorsa legislatura. Con una doppia proposta di legge: una, avanzata dall’allora assessore Cristiano Corazzari, e rimasta al palo della seconda commissione consiliare; un’altra – una controproposta – di Elena Ostanel, consigliera regionale di Alleanza Verdi Sinistra-Reti civiche e professoressa associata di Urbanistica allo Iuav di Venezia. Muove anche da qui l’iniziativa di Stefani, che ha trovato una sponda anche in Confindustria e nel mondo delle imprese.

Ostanel: «servono garanzie»

«Ma noi in Veneto non possiamo permetterci di perdere stock residenziale pubblico in piena crisi abitativa e con liste di attesa per un alloggio così lunghe e una platea di beneficiari che aumenta» contesta Ostanel. Si riferisce al primo presupposto di questo piano casa, e quindi all’immissione del vecchio patrimonio Erp sul mercato del mix abitativo.

«Serve chiarire cosa prevede concretamente questa proposta – dice Ostanel – perché, per dare risposta alla cosiddetta “fascia grigia”, così si ipotizza di utilizzare una parte delle case di edilizia residenziale pubblica».

I dati

Perché è bene sottolineare che il numero elevato di alloggi sfitti non si spiega con richieste al lumicino. Tutt’altro. Nel 2024 – ultimi dati disponibili – le persone in lista d’attesa per un alloggio residenziale in Veneto erano più di 12 mila. E allora sono tantissimi gli appartamenti costretti a rimanere disabitati, perché in condizioni pessime, che certo non li rendono adatti a ospitare delle persone.

Si pensi che il 45% degli alloggi Ater presenti in Veneto è stato costruito prima del 1991 e il 66,7% ha una classe energetica inferiore alla “D”, quella che tutte le abitazioni dovrebbero raggiungere entro il 2033, secondo la direttiva europea delle case green. Circostanza che ha un impatto diretto non soltanto sulla qualità abitativa, ma anche sulle spese da sostenere per il riscaldamento.

Dice Ostanel: «Quello che serve, e che possiamo fare, è aumentare il numero di alloggi a disposizione, solo così è possibile diversificare l'offerta per rispondere a chi è in attesa di una casa pubblica e a chi non ha i requisiti per ottenerla, ma non può pagare nel mercato privato».

A sua volta, propone il “suo” piano, poggiato su sette elementi: prima di tutto, la costituzione di un fondo regionale vincolato alla casa, «perché senza investimenti non esistono piani»; un fondo pubblico di investimento per sostenere il social housing; una legge regionale per governare il fenomeno degli affitti brevi; il rafforzamento delle agenzie per l’abitare promosse dai Comuni; la creazione di nuovo patrimonio pubblico, anche attraverso una riforma della legge urbanistica; la definizione di una norma sull’autorecupero e meccanismi per l’abbattimento delle spese di manutenzione degli alloggi; meccanismi reali per promuovere l'affitto per chi tiene ferma una proprietà, agevolando il concordato.

«È positivo che finalmente si torni a parlare di un piano casa regionale», concede la consigliera, «servono risposte per chi non può accedere al mercato della casa, ma questo non deve avvenire a spese di chi aspetta un alloggio pubblico».

Ma, dice la consigliera di Avs, «serve lavorare su progetti mirati, costruiti bene, per rispondere ai bisogni di questa “fascia grigia”. E tutto questo è possibile solo se c’è un forte controllo e investimento pubblico. Servono soluzioni su misura, territorio per territorio, con il coinvolgimento diretto dei Comuni, soprattutto di quelli ad alta tensione abitativa. Senza un fondo regionale dedicato, restano delle buone intenzioni sulla carta. Ma, se vogliamo davvero affrontare la crisi abitativa, serve una vera politica pubblica, che il Veneto non ha mai avuto».

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