Venezia, rimessa a nuovo la piattaforma anti-maree
La struttura del Cnr riesce a prevedere in anticipo il pericolo dell’acqua alta Ieri la sistemazione in mare dopo un rinnovamento costato 1 milione di euro

VENEZIA. A otto miglia al largo di Venezia, c’è una piattaforma di ricerca sul mondo marino che è unica nel Mediterraneo: una frontiera tecnologica specifica così avanzata, che se ne contano meno di una decina al mondo.
“Acqua Alta” è il laboratorio dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr, che dal 1970 - come spiega il suo direttore, Mauro Sclavo - è «anche una sorta di sentinella avanzata in difesa di Venezia: qui le nostre attrezzature sono in grado di rilevare alte maree potenzialmente pericolose per la città, con un anticipo di 20-25 minuti rispetto a Punta della Dogana».
Ora questo presidio della ricerca dal nome evocativo è al centro di un completo (e complesso) intervento di rinnovamento strutturale, costato un milione di euro, che ieri ha visto mettere a segno con successo un punto delicato e fondamentale del processo di “
refitting
”: la posa della nuova piattaforma, sulle consolidate gambe di cemento armato che la reggono ben piantata su un fondale di 16 metri.
«Un’operazione molto delicata e perfettamente riuscita», prosegue il direttore, «basti pensare che la sola piattaforma pesa oltre 70 tonnellate: non è stato semplice posarla sul suo recinto, ma è andato tutto bene».
La struttura ora ha un’altezza di oltre 15 metri emersi: due in più di quella rimossa, «il che ci permetterà di migliorare le osservazioni e di aumentare la sicurezza rispetto a eventi marini estremi». Nei suoi laboratori possono lavorare fino a 12 ricercatori e in cinque anche pernottare “a bordo”.
Creata dal Cnr proprio in seguito alle disastrose conseguenze dell’Aqua Granda del 1966, qui si studia l’Alto Adriatico in tutte le sue declinazioni e si raccolgono anche parte dei dati sui quali il Centro previsioni e segnalazioni maree del Comune di Venezia (che a bordo della ha anche proprie strumentazioni) utilizza per elaborare i propri bollettini di marea. Ma Acqua Alta è molto altro.
«È a tutti gli effetti una stazione scientifica», spiega ancora il direttore Mauro Sclavo, «che consente di rilevare parametri essenziali per l’osservazione ecologico-ambientale dell’Alto Adriatico, come quelli atmosferici (dalla temperatura alla pressione, dall’umidità al vento, alla piovosità a livello atmosferico), parametri marini (come temperatura, salinità, torbidità, ossigeno, pH), informazioni - appunto - sul livello di marea, altezza, direzione e periodo delle onde e intensità e direzione della corrente a vari livelli». Lo spettro delle ricerche dell’Ismar-Cnr è molto ampio e comprende anche indagini di carattere biologico, su popolamenti ittici, di plancton, meduse e mucillagini. Ad attestarne l’importanza scientifica, le oltre 150 pubblicazioni prodotte in questi decenni, due brevetti e la partecipazione alla rete Lter, con i più importanti siti di rilevamento del cambiamento climatico a livello globale.
La nuova “Acqua Alta” tornerà pienamente operativa a fine settembre: in questi mesi l’attrezzatura di base è stata trasferita su una boa, per garantire la continuità delle misure fisiche e oceanografiche eseguite.
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