Addio a Sommaggio ha fatto innamorare Padova dell’atletica

PADOVA. Con Gianfranco Sommaggio, che ci ha lasciato a causa di un male inesorabile ieri mattina alle 11.40 nell’abitazione della figlia maggiore Antonella, se ne va un pezzo di storia dell’atletica italiana. In particolare del mezzofondo, anche se verso fine carriera si era dedicato ai 10.000 e alla maratona ottenendo nel 1971, sulla distanza dei km 42,195 metri, un personale per l’epoca di tutto rispetto di 2h25’53”. Ma la specialità che gli ha dato maggiori soddisfazioni è stata quella dei 3.000 siepi. Gara in cui ha vinto due volte il titolo italiano (1961 e 1962) e ha dato alla squadra azzurra il primo successo internazionale nell’incontro Italia-Polonia del 1961. Sempre nei 3.000 siepi ha conquistato il podio nell’importante meeting di Zurigo.
Originario di Velo d’Astico (Vicenza), dopo aver vestito la maglia dell’Atletica Schio è passato alla D. A. Marzotto di Valdagno nella quale ha iniziato a mietere i primi risultati. A 19 anni, nel 1956, è approdato nel Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro Padova. E nella Città del Santo ha messo su casa e famiglia con la moglie Annarosa dalla quale ha avuto due figlie: Antonella che di professione fa la pediatra, e Silvia che ha raccolto l’eredità sportiva di Franco, come tutti lo chiamavano, diventando un’ottima fondista e partecipando a due Olimpiadi.
Le scarpette al chiodo Franco Sommaggio si può dire che non le abbia mai appese. Una volta smesso di calcare le piste di atletica da protagonista si è dedicato ad insegnare questa disciplina sportiva per certi versi francescana e ad allenare centinaia di giovani, compresa la figlia Silvia. A Padova il ricordo delle imprese di Franco Sommaggio, che guardando alcune foto in bianco e nero dell’epoca delle sue venti maglie azzurre nei 1500 e 3000 siepi si scopre aveva una certa somiglianza con Pietro Mennea, lo ha portato ad essere sempre attorniato da molti amici e amanti dell’atletica. Alcuni anni fa proprio questi suoi estimatori lo hanno spinto a fondare la società Atletica Città di Padova dove, finché la malattia glielo ha permesso, ha allenato giovani talenti ma anche atleti amatori e master. «Perché», diceva, «lo sport non ha età purché sia praticato con passione».
Per la sua attività nel 2011 ha ricevuto l’attestato di Cavaliere della Repubblica Italiana. Un giusto riconoscimento ad un uomo, ad un maestro di sport e di vita. I funerali si svolgeranno giovedì alle 15.30 nella parrocchia di Cristo Re a Sant’Osvaldo.
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