Bianchi, ad del Padova: «La salvezza quest’anno è essenziale per ottenere più risorse»

La nuova curva, la fidalizzazione dei partner, la sostenibilità e le ambizioni della famiglia Banzato

Leandro Barsotti

Mantenere la categoria per il calcio Padova non è solo un imperativo sportivo, ma il motore di una crescita economica e strutturale senza precedenti. Restare in Serie B significherebbe accedere a contributi sensibilmente più alti dalla Lega e consolidare i ricavi attraverso la fidelizzazione di oltre 100 aziende attualmente partner. L’imminente apertura della nuova curva per il tifo organizzato e le iniziative speciali nella futura tribuna Est trasformerebbero lo stadio in un polo d’attrazione anche per famiglie, studenti e bambini, aumentando così il valore complessivo dello «spettacolo Calcio Padova». Ma tutto questo sarà garantito solo mantenendo la categoria. Ne abbiamo parlato con l’amministratore delegato del club.

Alessandra Bianchi, siamo oltre la metà del campionato. Al di là del campo, quanto conta la Serie B come "business dello spettacolo"?

«È un passaggio fondamentale. Il salto di categoria cambia le cifre del coinvolgimento, ma anche ovviamente i costi di gestione. Per beneficiare appieno di questo cambiamento, però, non basta un solo anno: serve una permanenza nella categoria di almeno tre stagioni».

Già in questa stagione si vedono dei cambiamenti nel bilancio societario?

«Alcuni effetti del passaggio di categoria sono immediati, come la contribuzione della Lega, ma altri si consolidano nel tempo. In Serie C le contribuzioni non superavano i 500-600 mila euro; in Serie B quest'anno riceveremo una cifra tra i 3 e i 3,5 milioni di euro netti».

Da dove arrivano queste risorse maggiori?

«Si tratta della somma della "mutualità", ovvero una percentuale dei diritti TV della Serie A destinata alla B per legge, e dei diritti televisivi propri della Serie B».

C’è anche un premio per chi non retrocede subito?

«Sì. Il secondo anno le 13 squadre che mantengono la categoria si dividono una contribuzione aggiuntiva che vale circa un milione di euro in più».

Parlando di spettatori, il pubblico sta rispondendo?

«Assolutamente. Nonostante una capienza autorizzata tra le più basse della categoria, siamo spesso vicini al sold-out per la parte casalinga, con circa 7.000 presenze. La risposta dei tifosi è stata importante».

Cosa cambierà con l'apertura della nuova curva?

«Non sarà solo la "casa" del tifo organizzato. La nuova disponibilità di spazi ci permetterà di lanciare offerte dedicate e iniziative per categorie su cui investiamo molto: bambini, famiglie e studenti universitari, specialmente in Tribuna Est».

Anche il mondo delle imprese sembra essersi accorto di questo nuovo corso. Quanti partner vi sostengono?

«C'è stato un effetto di "attrattività". Oggi siamo stabilmente sopra le 100 aziende partner. Anche qui, la permanenza in B aiuta a fidelizzare le realtà locali che decidono di sposare il nostro progetto».

Crescono anche i costi.

«Certo, i costi crescono più dei ricavi. La Serie B ha comportato per noi un raddoppio dei costi per la prima squadra e lo staff rispetto alla Serie C, nonostante siamo tra i club più virtuosi in termini di monte ingaggi totale. Ci sono poi le trasferte più lunghe, spesso in aereo o treno, i costi delle organizzazioni delle partite e i costi di manutenzione del terreno di gioco che devono rispettare standard qualitativi più alti».

La sostenibilità par di capire sia sempre impegnativa.

«In questa categoria la sostenibilità è un miraggio se non hai anche un azionariato forte in grado di intervenire per colmare il deficit tra ricavi e costi. L’arrivo della famiglia Banzato è una nota estremamente positiva per il club: una proprietà padovana, motivata e appassionata.Sono imprenditori che conoscono lo sport e sanno che il valore di un progetto risiede nella sua sostenibilità. Nonostante siano passati meno di due mesi dal loro ingresso, hanno le idee chiare: essere ambiziosi ma procedere con razionalità». —

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