Manuela Leggeri torna a Padova, la campionessa riparte dal vivaio: «Ecco come Velasco mi ha rilanciata»
La storica capitana Manuela Leggeri, campionessa del mondo, si racconta. Ora guida le formazioni Under 15 e 17 del Padova Volley: «Sfida bellissima. Alle mie giovani atlete dico sempre che ogni giorno c’è un limite da superare»

Diciannove anni dopo aver indossato la maglia del Megius in A1, Manuela Leggeri fa il suo ritorno a Padova. La storica capitana dell’Italia oro ai Mondiali 2002, 326 presenze in Azzurro, due Olimpiadi e un posto d’onore nella Hall of Fame – guida le formazioni U15 e U17 del Padova Volley, società nata dalla fusione tra Usma e MedoVolley con base a Selvazzano Dentro. Un incarico che segue la vittoria agli Europei U18 femminili ottenuta con la nazionale italiana, da assistente del capo-allenatore Stefano Gregoris.
Manuela, come nasce questo ritorno?
«È nato tutto quest’estate dopo un primo contatto con il direttore generale Matteo Agostini. Ci siamo incontrati un paio di volte, abbiamo parlato del progetto e mi ha convinta subito: la società vuole fare un importante salto di qualità partendo dal vivaio. Non abbiamo una foresteria come altre grandi realtà venete e si lavora con le ragazze del posto, ma è un ottimo punto di partenza. Seguirò l’Under 15, che affronterà anche la Seconda Divisione, e l’Under 17, impegnata in Serie D. È una bellissima sfida».
Cosa la spinge a dedicarsi con tanta dedizione alle categorie giovanili rispetto alle prime squadre?
«Il giovanile mi piace da impazzire. Amo vedere quella luce particolare negli occhi delle ragazze quando, dopo tante difficoltà nel comprendere un movimento tecnico, riescono a eseguirlo e ti guardano soddisfatte. Cerco di trasmettere ciò che ho imparato e spiego sempre alle mie atlete che ogni giorno c’è un limite da superare: oggi può essere un bagher che non viene, domani un’interrogazione a scuola o un colloquio di lavoro. Voglio trasmettere la filosofia del non mollare mai, il rispetto delle regole e lo spirito di sacrificio».
Dietro la serenità di oggi c’è stato un periodo durissimo, segnato dalla scomparsa di suo marito.
«Quando ho smesso di giocare la pallavolo non era più la mia priorità: vivevo a Volta Mantovana e stavo bene così. Poi c’è stata la malattia di mio marito e la sua perdita tre anni e mezzo fa. Vivevo letteralmente dentro una cappa di vetro, non sapevo più nulla di ciò che accadeva fuori. Quando ero a Piacenza mi è arrivata una telefonata: “Ciao, sono Julio Velasco”. All’inizio pensavo a uno scherzo! Gli ho detto con la massima sincerità in quali condizioni mi trovassi. Lui fu carinissimo: “So tutto, ma a me servi tu”. È stato fondamentale per farmi rimettere in gioco».
Di lei Velasco ha detto di volere «l’umiltà di Manu e l’esperienza della Leggeri».
«Julio sa toccare le corde giuste. E in quei due anni con la Nazionale ho trovato prima di tutto grandi donne e poi grandi giocatrici. Tra l’altro, conservo con orgoglio il primato di essere l’unica donna ad aver vinto il Mondiale sia da giocatrice che da assistente allenatrice».
Guardando agli Europei della Nazionale maggiore, l’Italia non può nascondersi.
«Io sono scaramantica, non mi sbilancio, ma l’Italia gioca sempre per provare a vincere l’oro. Il girone non ci ha messi in difficoltà, a parte un solo set ceduto alla Francia, ma ora può succedere di tutto. La Turchia è l’insidia principale, ma bisogna portare rispetto per tutte le avversarie».
Come spiega la carenza di donne allenatrici nei campionati di vertice come la Serie A?
«Nel giovanile, anche a livello internazionale, ce ne sono parecchie. In Serie A si fa molta fatica. Si tende ancora a credere, sbagliando, che la figura maschile sia più autorevole. Porto nel cuore un insegnamento di Simonetta Avalle: bisogna saper entrare in sintonia con l’anima delle ragazze. Se ci riesci, ti danno l’anima, e questo una donna sa farlo con una sensibilità speciale».
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